«FINO a qualche anno fa, il governo sosteneva che con la cultura non si mangia, non solo miopia economica, ma culturale». Ha esordito così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, concludendo il convegno "Reggia e dintorni. Occasione di sviluppo" tenutosi ieri mattina alla Reggia di Caserta e promosso dalla Cgil Funzione Pubblica. «A Caserta ha aggiunto Camusso - non si fa rete attorno ai beni culturali. In questo territorio non c'è un'efficiente risposta alberghiera, né trasporti all'altezza, soprattutto quelli ferroviari. Ma questo riguarda tutto il Mezzogiorno, per il cui rilancio servirebbe un piano di investimenti pubblici che preveda quali infrastrutture realizzare. Ci vuole soprattutto un'idea di futuro. Solo così si potrà ridurre il divario con il Nord». L'iniziativa, coordinata dal giornalista Piero Rossano, è stata introdotta dal segretario della Funzione Pubblica di Caserta, Felice Zinno, che ha illustrato le proposte della Cgil. Un incontro ricco di proposte, ma anche di spunti polemici, come quello del sindaco di Caserta, Carlo Marino: «La Reggia è ospite della città e non viceversa - ha detto - la vera sfida è se la Grande Reggia può diventare un'occasione di sviluppo della città, sfida su cui si deve misurare tutta la classe dirigente». Mauro Felicori, il direttore della Reggia, ha chiesto maggiore sinergia con le altre istituzioni territoriali. «Non è concepibile ha sostenuto - che in oltre un anno che dirigo la Reggia non ho mai ricevuto dati sulla situazione del turismo in provincia di Caserta. A Caserta non ci sono treni Freccia argento e Intercity che la colleghino con Napoli e Roma, ciò vuol dire che Caserta non è considerata una città, ma un paese». Poi Felicori ha affrontato questioni sindacali: «Dopo aver dato autonomia a molti siti culturali, non è possibile che la contrattazione tra sindacati e amministrazione nel settore dei beni culturali sia ancora effettuata a livello nazionale». Il sottosegretario ai beni culturali, Antimo Cesaro, ha sottolineato come «i beni culturali rappresentino un valore aggiunto solo se diventano un terreno di reale collaborazione tra pubblico e privato, tra amministrazione, scuola, sana imprenditoria e forza lavoro. La riforma Franceschini ha selezionato per i musei il fior fiore della dirigenza nazionale e internazionale, ma ha detto - non possiamo più avere una mentalità ottocentesca applicata alla politica di gestione e valorizzazione dei beni culturali».