Il valore potenziale del mondo culturale italiano raggiunge i 72 miliardi di euro: se riuscisse a raggiungere una maggiore valorizzazione, potrebbe arrivare ad oltre 500 mila posti di lavoro addizionali, passando dagli attuali 1,03 milioni (circa il 4,6 della forza di lavoro italiana) a 1,6 milioni di occupati La cultura vale 48 miliardi. Ma ha un potenziale inespresso di altri 24 Un valore economico pari a 47,9 miliardi di euro e una crescita dei ricavi diretti sull'anno dell'1,7, quindi superiore a quella del Pil nazionale. Una forza lavoro che, tra occupati diretti e indiretti, supera il milione di persone. Ma, soprattutto, un potenziale inespresso da 24 miliardi di euro. E' l'istantanea, riferita ai dati del 2015, scattata da EY (Ernst Young) nella seconda edizione dello studio 'Italia Creativa', dedicato all'industria della cultura e della creatività. La terza del Paese per occupazione. "Questi i numeri dimostrano l'importanza e le potenzialità del settore. La politica deve sostenere con forza questo arcipelago variegato e prezioso", ha dichiarato Dario Franceschini, ministro dei Beni culturali, intervenendo alla presentazione dello studio alla Triennale di Milano, che ha visto la partecipazione, tra gli altri, del presidente della Siae, Filippo Sugar, di quello di Mediaset, Fedele Confalonieri, del direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, e del musicista Manuel Agnelli. Nella varietà dei settori considerati - dieci in totale, dalle arti performative alla radio - a spiccare in positivo sono la musica, che ha segnato il record di crescita in termini di valore economico diretto con un 10, e i videogiochi, autori del principale balzo dal punto di vista dell'occupazione, con un 7,8. La nota dolente, invece, arriva dai giornali: quotidiani e periodici sono infatti gli unici a mostrare una flessione di valore nel 2015, pari a un 8,3, causata dalla contrazione del mercato pubblicitario e dal difficile equilibrio che la carta stampata sta ancora cercando col web. La sfida "dell'innovazione e del digitale", d'altra parte, è comune all'intero comparto, evidenzia Donato Iacovone, amministratore delegato di EY in Italia, ricordando che "se l'industria della cultura e della creatività riuscisse a raggiungere una maggiore valorizzazione, potrebbe arrivare ad oltre 500 mila posti di lavoro addizionali". Per farlo, segnala il rapporto, dovrà però superare lo scoglio del value gap - cioè la differenza tra il valore generato da chi produce contenuti in rete e il ritorno che ottiene -, che potrebbe fruttare 200 milioni di euro ai detentori dei diritti, e la minaccia della pirateria, il cui giro d'affari sarebbe compreso tra i 4,6 e gli 8,1 miliardi di euro. Due punti inclusi anche della richiesta di "sostegno e difesa dell'industria culturale e creativa nella normativa italiana ed europea", che 26 associazioni di categoria hanno indirizzato per l'occasione al presidente del consiglio, al governo, ai parlamentari e agli europarlamentari italiani. Nel documento si chiede, appunto, supporto alla difesa dalla pirateria. In più, si auspica l'inserimento nella nuova Direttiva europea sul Copyright di una disposizione normativa dedicata alla protezione del diritto d'autore in ambito digitale. "Alla politica dobbiamo chiedere sinergia", sintetizza Filippo Sugar, sottolineando però che "molto lo dobbiamo fare noi". Nello specifico, secondo il presidente Siae, "noi come aziende dobbiamo investire sulla digitalizzazione. Dobbiamo portare i contenuti all'estero, e quindi chiedere un supporto da quel punto di vista come lo hanno altri settori industriali italiani. Dobbiamo lavorare sulla formazione, per creare figure professionali adatte a lavorare nel nostro settore".
la Repubblica
25 Gennaio 2017
La cultura vale 48 miliardi. Ma ha un potenziale inespresso di altri 24
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