COSTA San Giorgio, il futuro è un albergo extra lusso. Anzi, un villaggio sopra Ponte Vecchio fatto di cento camere, suite, ristoranti e boutique che si rincorreranno tra i due chiostri e i due conventi d'epoca rinascimentale. Fatto anche di un giardino esterno, di una Spa e una terrazza-piscina che si staglia nel panorama di Firenze. È un futuro da 150 milioni di euro, quello che attende i due conventi diventati caserma con la nascita dello Stato italiano. Soldi che investiranno Diana e Alfredo Lowenstein, la famiglia argentina (d'origine tedesca e austriaca) che vive a Miami e che ha già acquistato la villa medicea di Cafaggiolo. Dove progetta di investire altri 150 milioni. È il futuro che per la ex caserma Vittorio Veneto confinante con Boboli e Palazzo Pitti si materializza dopo 20 anni di abbandono. Un totale di 21mila metri quadrati, di cui 9mila coperti: alcune stanze affrescate (c'è l'Ultima cena di Cosimo Rosselli)e in buone condizioni, altre in visibile stato di degrado, con solai e tetti ceduti. Ma in generale un complesso sconosciuto, mai visto dai fiorentini. Nessuno parli di speculazione però: «Non si tratta di una speculazione edilizia ma della riapertura al pubblico di un complesso che è sempre stato chiuso e che adesso farà arrivare turismo qualificato, non mordi e fuggi», dice il sindaco Dario Nardella. Che ieri ha visitato l'ex scuola di sanità militare e assistito alla presentazione delle linee progettuali da parte della proprietà. E trattandosi di un complesso vincolato dalla Sovrintendenza, per legge, dovrà essere in parte riaperto. Prevedendo dei percorsi visitabili da tutti, tiene a spiegare il sindaco. «Ad un anno e mezzo dall'approvazione del nuovo Regolamento urbanistico, questo recupero è anche la prova della nostra capacità di attrarre capitali », dice Nardella. I tempi? I Lowenstein contano di aprire i cantieri, che impiegheranno circa 250 maestranze, già nel 2018. E di completare il restauro entro i 30 mesi successivi. Assumendo circa 300 persone. Per il momento però, avverte il sindaco Nardella, tutto il 2017 se ne andrà per l'iter urbanistico. Giusto ieri, durante la presentazione, la proprietà ha svelato il nome dello studio di progettazione selezionato fra i tre finalisti del bando per il 'concept urbanistico', a cui ha partecipato Silvia Viviani, presidente dell'Inu, l'Istituto nazionale di urbanistica: il consorzio Caire ha avuto la meglio su 51AA (autore fra l'altro del primo progetto per la ex Manifattura) e su Sinergo. «Ci proponiamo di offrire al mercato dell'ospitalità una proposta assolutamente originale, capace di trasmettere le suggestioni di luoghi secolari che fanno parte della storia di questa città», dicono Diana e Alfredo Lowenstein. «Il nostro intento non è essere i proprietari del complesso, ma esserne solo i custodi. Un bene mobile o immobile si può acquistare, si può vendere, ma un'eredità storica e culturale non si può mercanteggiare, si può solo custodire, preservare, conservare per i nostri figli e per i figli dei nostri figli », aggiungono. Spiegando anche che la scelta di Firenze e della Toscana «è stata una scelta d'amore perché 50 anni fa, quando ci siamo sposati, proprio qui abbiamo trascorso la nostra luna di miele». Gestione e sviluppo dell'operazione è affidata alla Marzocco Investment Development, società guidata da un team di lavoro italiano. E il leone del 'Marzocco' sarà anche il brand che la famiglia Lowenstein (in tedesco equivale a 'leone di pietra') userà per l'albergo extra lusso.