«UNA notizia shock», dice l'anonimo del corridoio, «un conto è un'ispezione del ministero, un altro ritrovarsi coinvolti in un'inchiesta». Commento (e anonimato) rendono rende bene il clima che si respira da ieri in piazza Pitti, sede della nuova soprintendenza (ex riforma Franceschini) per l'archeologia, le belle arti e il paesaggio di Firenze Prato e Pistoia, fresca erede della "grana" dell'inchiesta della Corte dei Conti sugli affitti low cost. Chiuse nel riserbo le due dirette interessate, l'ex soprintendente ai beni architettonici di Firenze Alessandra Marino e la funzionaria della stessa soprintendenza, Fulvia Zeuli, responsabile, fino a pochi giorni fa, dell'ufficio che gestisce gli alloggi, e tuttavia (trapela nei corridoi) decise a difendere il proprio operato in quanto compiuto nel «rispetto di tutte le norme e i regolamenti vigenti», parla il super-soprintendente Andrea Pessina, arrivato in piazza Pitti lo scorso luglio: «Sono mesi che sto studiando le carte», racconta, «e adesso cercherò di procurarmi gli esiti dell'ispezione ministeriale del 2010», partita subito dopo l'uscita delle prime notizie di stampa sugli affitti, ma di cui, ad oggi, «non si sa ancora niente». Come nulla si sa di un regolamento nazionale, redatto, «a quanto ci risulta», alla luce dei risultati dell'ispezione, «ma da mesi al vaglio dell'ufficio legislativo del Mibact» e che ora «finalmente dovrebbe indicare parametri per entità e durata dei canoni, e requisiti degli assegnatari», mentre finora, dice Pessina, «non avrei voluto essere nei panni dei miei predecessori». Fatto sta che a questo punto la grana è sua, sebbene «soltanto per poco». La riforma Franceschini ha infatti passato gran parte degli immobili sotto indagine contabile (quelli di Boboli e di Pitti) al nuovo museo autonomo degli Uffizi, diretto da Eike Schmidt, e gli altri (le ville Medicee della Petraia e di Poggio a Caiano) al Polo museale regionale: toccherà dunque a loro, quando sarà formalizzato il passaggio di consegne, occuparsi anche dei rispettivi alloggi. «Erediteranno una situazione ingarbugliata», avverte Pessina, «gli inquilini hanno un contratto, e cambiarglielo in corsa potrebbe non essere così scontato», mentre non sarà facile valutare il valore di mercato di alloggi «di solito in stato disastroso » come il suo: 60 metri quadrati sopra il Rondò di Bacco, «senza manutenzione e dove piove in camera», con canone di 420 euro contro i 250 del predecessore , e per i quali «esigenze di sicurezza impongono di selezionare gli inquilini e restringere gli accessi». E sulla vicenda interviene il segretario del Polo museale regionale Paola Grifoni, anche lei assegnataria di 60 metri quadrati dentro Boboli («a 500 euro al mese », spiega, «occupato da 32 anni, pieno di umidità, e gravato da vincoli, dove non posso installare un impianto di condizionamento né usare il terrazzo»): «È vero, gli affitti sono decisamente più bassi di quelli di mercato», dice, «ma le case sono sottoposte a molte restrizioni». Assurdo parlare di "case dei vip", dato che «lo stipendio mensile di un dipendente assegnatario va da 1.000 euro, ai miei 3.500 (degli ultimi anni)».