IL CASO LA NEOPRESIDENTE DELL'ACCADEMIA POMODORO RASSICURA SUL TRASLOCO IL progetto Grande Brera va avanti. «Il protocollo d'intesa fra i ministri competenti verrà firmato a fine mese». Al suo primo discorso pubblico, in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico, la nuova presidente dell'Accademia delle belle arti Livia Pomodoro approfitta della platea per dichiarare la sua posizione. «Celebrazioni come questa sono il momento per esprimere la nostra visione per il futuro e dare speranza ai giovani perché quello che facciamo è rivolto soprattutto a loro» spiega Pomodoro. Che assicura: «Non ci sarà alcuna diaspora. Continuiamo sul lavoro fatto finora iniziando un percorso condiviso. Sarà una strada faticosa, difficile, magari non comprensibile subito a tutti, ma dimostriamo che si può fare ». Nel suo intervento non fa alcun riferimento alle dure polemiche che negli anni hanno accompagnato il progetto di trasferimento di una parte dell'Accademia negli spazi liberati della caserma di via Mascheroni. La Grande Brera dunque si farà secondo gli accordi presi dal suo predecessore, Marco Galateri, e che stavano sfociando in un'intesa lo scorso ottobre se non ci fosse stata una frangia contraria a bloccare ancora una volta la firma nonostante la distribuzione degli spazi tra Accademia e Pinacoteca che prevede il trasferimento di 3-4 aule. Ora si riparte da lì, nella speranza che il Governo nel frattempo cambiato confermi lo stanziamento di 40 milioni di euro necessario per i lavori di ristrutturazio-ne e adeguamento della caserma. «Stiamo lavorando per il bene comune conclude Pomodoro abbiamo il dovere di restare uniti puntando a non disperdere il patrimonio della scuola, ma tutelandolo al massimo». E mentre al piano terra, in aula magna, lo scrittore turco Orhan Pamuk ospite dell'eccezione della cerimonia riceveva la laurea honoris causa, rammaricandosi con Salvatore Settis dello stato delle opere danneggiate in Pinacoteca, nelle sale del museo proseguivano i monitoraggi dei restauratori che quadro per quadro anche ieri hanno passato al setaccio tutte le tavole incerottate, togliendo qualche velina qua e là e mettendone di nuove in punti che ritenevano potenzialmente a rischio. Ma per avere una diagnosi definitiva sullo stato delle opere bisognerà ancora aspettare. Intanto una buona notizia però c'è: le condizioni del "Cristo alla colonna" di Bramante, uno dei dipinti più danneggiati e anche uno dei più preziosi, stanno migliorando.