Ricoverato alla clinica Hermitage di Napoli, avrebbe compiuto 90 anni ad aprile È morto Gerardo Marotta. Il «filosofo di Monte Echia» ha esalato il suo ultimo respiro alla clinica Hermitage di Napoli, stroncato da edema polmonare. L'avvocato, a Napoli lo chiamavano tutti così, avrebbe compiuto 90 anni il 27 aprile di quest'anno. Nel 1975, come raccontava spesso, incoraggiato dall'allora presidente dell'Accademia Nazionale dei Lincei Enrico Cerulli e dalla figlia di Benedetto Croce Elena, fondò a Palazzo Serra di Cassano l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici diventato un crocevia della cultura filosofica europea. Gli ultimi anni della sua vita sono stati funestati dalla preoccupazione per la biblioteca dell'istituto che con i sui trecentomila volumi non aveva e non ha ancora trovato una sede. Domani la camera ardente presso la clinica Hermitage Capodimonte. La filosofia sotto un cappello di feltro Cappello di feltro a falda larga, uno scialle un po' eduardiano sulle spalle, Gerardo Marotta è stato il riferimento di intere generazioni di studiosi ed intellettuali europei. Lo si vedeva apparire sullo scalone di piperno del settecentesco palazzo nobiliare che aveva trasformato in un baluardo della cultura europea, l'avvocato aveva ricevuto la Legione d'onore e innumerevoli riconoscimenti. Con Gadamer per una cultura, garanzia di pace Tra i membri dell'Istituto che ha formato generazioni di studiosi c'era anche Hans-Georg Gadamer che disse: «Mi chiedevo se un giorno sarebbe nata un'istituzione che fosse in grado di risvegliare a nuova vita la nostra tradizione culturale ormai irrigidita dalle regole di una società burocraticamente organizzata e finalizzata all'ideale del profitto economico. Era mai possibile una tale istituzione? Oggi, come membro dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici posso affermare che ciò è possibile. Spero, pertanto, che questa "nuova" istituzione non resti l'unica, ma sia modello per tutta l'Europa e per tutti quei paesi del mondo che si prefiggano lo scopo di realizzare una cultura libera da rigidi schemi precostituiti, all'insegna di una solidarietà che sia garanzia di pace». Derrida ricordava la sua «dolce ostinazione» Stretto era stato anche il rapporto con Jacques Derrida, de l'Ècole des Hautes Études en Sciences Sociales, che teneva spesso conferenze a Palazzo Serra di Cassano. Attraverso le sue parole il senso e il lavoro svolto da Marotta negli ultimo quaranta anni. «L'Istituto - scriveva Derrida - è presente in tutta Italia, e poi in Francia e ovunque in Europa, nell'insegnamento e nella ricerca, in progetti editoriali audaci e necessari. Non conosco al mondo, oggi un progetto analogo, e altrettanto esemplare, attuato con tanta dolce ostinazione, con un tal genio dell'ospitalità. In nessun altro posto, in nessun'altra istituzione, ho trovato maggiore apertura e maggiore tolleranza, una così vigile attenzione nel tener presente contemporaneamente la tradizione culturale e le occasioni dell'avvenire». Il cordoglio di de Magistris Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris ricorda così Marotta: «La città perde un grande uomo, stimato in tutto il mondo, soprattutto per la sua instancabile guida dell'Istituto Italiano degli Studi Filosofici. Io perdo anche un amico. Gerardo era un profondo pensatore libero, un filosofo acuto e sensibile, uno storico, un maestro di immensa cultura. Un faro, un punto di riferimento per tutte le generazioni. Rivoluzionario fino alla fine, sempre dalla parte della libertà e della giustizia. In prima linea nella lotta per i diritti. A Gerardo mi legavano sentimenti di grande affetto, dai tempi della magistratura, fino agli ultimi giorni. L'ho sentito sempre vicino. Ai familiari l'abbraccio della Città che amava. Napoli ricorderà per sempre Gerardo, l'avvocato Marotta, un uomo esile, ma dalla grande potenza morale. In lui convivevano, in spirito libertario, etica e diritto, filosofia e politica, storia ed economia. Ciao Gerardo, Napoli perde un grandissimo uomo di cultura».