I funzionari della soprintendenza affittavano 130 metri quadrati in piazza Pitti a 335 euro al mese contro un valore di mercato di 1.700. I beneficiari? Altri dipendenti e parenti di questi. E Grifoni, segretaria regionale Mibact: "Sono case sottoposte a molte restrizioni" I "privilegiati del quartierino" a Firenze adesso si preoccupano. Per anni hanno beneficiato di appartamenti in ville medicee e di pregio, a Boboli e a Palazzo Pitti presi in affitto dalla soprintendenza a prezzi molto bassi. Così bassi, che nelle carte dell'inchiesta risultano in media cinque volte inferiori rispetto ai canoni del mercato. In media, significa che qualcuno supera anche quella soglia. Edifici all'interno del Giardino di Boboli, attigui alle ex scuderie reali, alle "pagliere" o dentro il parco dell'ex Villa Reale di Sesto. E' così che la Corte dei Conti ha formulato l'accusa di danno erariale. Si ipotizza che le casse dello Stato ci abbiano rimesso fino a tre milioni di euro nel periodo che va dal gennaio 2012 al marzo 2016 e prima ancora, dal 2007, ma il danno è oramai prescritto, addirittura otto milioni di euro. Nei giorni scorsi la guardia di finanza ha notificato due inviti a dedurre per altrettanti funzionari della sovrintendenza fiorentina. Gli affitti valutati inferiori ai costi di mercato riguardano una settantina di appartamenti di proprietà dello Stato. Sarà interessante conoscere l'elenco dettagliato di chi ha usufruito di quei canoni di favore e capire come e perché nascono certi privilegi. Ad aggravere il quadro c'è anche il richiamo del ministero dei Beni culturali che già nel 2010 effettuando una ispezione in soprintendenza rilevarono "il mancato aggiornamento dei canoni nonché l'irregolare assegnazione di alloggi demaniali a personale dell'amministrazione collocato a riposo, ovvero a loro eredi". Carte che pure restano inascolate, chiuse in qualche cassetto e lasciate alla polvere. I finanzieri hanno segnalato alla procura regionale toscana della Corte dei conti, come presunti responsabili del danno, due dipendenti della Soprintendenza Archeologica, belle arti e paesaggio per Firenze, Pistoia e Prato. Gli immobili finiti sotto accusa sono in gestione alla Soprintendenza e situati tutti in luoghi di alto pregio come Palazzo Pitti-Giardino di Boboli, e nelle ville medicee della Petraia e di Poggio a Caiano (in provincia di Prato). Gli appartamenti sono stati affittati dai due dipendenti per lo più ad altri dipendenti della soprintendenza e a loro familiari. Tra i casi più clamorosi un appartamento in piazza Pitti di 130 metri quadrati affittato a 335 euro al mese contro un valore di mercato di 1.700, un altro caso nel piazzale di Porta Romana una residenza di 320 metri quadrati affittata a 800 euro al mese contro un valore di mercato di 2.400 euro. E' così che la soprintendenza alle belle arti di Firenze destinava il patrimonio che aveva in gestione: appartamenti e immobili in palazzi e luoghi di alto pregio del centro storico. Per questo la procura regionale della Corte dei Conti ha 'invitato a dedurre' due funzionari della stessa Soprintendenza rispetto a un danno erariale da circa 3 mln di euro. Le verifiche della guardia di fiananza hanno riguardato 70 immobili, gli accertamenti sono iniziati nei primi mesi del 2016. Le indagini, particolarmente laboriose, sono state svolte dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria su delega della procura regionale della Corte dei Conti della Toscana diretta da Andrea Lupi e hanno focalizzato l'attenzione sulle modalità di concessione e il conseguente utilizzo in locazione degli appartamenti di proprietà dello Stato e in consegna alla Soprintendenza. Dalle attività ispettive, sviluppate anche con l'acquisizione di notizie e documenti nonché con l'incrocio di dati presso l'Agenzia delle entrate di Firenze e Prato (per quantificare la determinazione dei canoni di locazione), è emerso che gli immobili sarebbero stati affittati a partire dal 2007 e sino agli inizi del 2016, dalla Soprintendenza a propri dipendenti - in servizio o in pensione - ed a loro familiari a prezzi di estremo favore. Firenze, ecco le case finite nell'inchiesta della Corte dei Conti Navigazione per la galleria fotografica 1 di 11 Immagine Precedente Immagine Successiva Slideshow {} {} La difesa. "Si pagano, sì, affitti che sono decisamente più bassi di quelli di mercato, però sono anche case che per la natura degli spazi museali dove si affacciano, sono sottoposte a molte restrizioni: per esempio, per far entrare in visita, anche parenti, o medici occorre avvisare; nemmeno mezzi pubblici, neppure in caso di emergenza vista la natura dei luoghi possono entrare. Si abita in un museo. E si è tenuti a provvedere in prima persona a tutta una serie di manutenzioni. E negli anni questi affitti sono stati rivisti e aumentati, non siamo certo nella stessa situazione della reggia di Caserta, dove, ho letto, si pagano 20 euro al mese". Così riferisce all'Ansa il segretario regionale per il Mibact in Toscana, architetto Paola Grifoni, commentando l'indagine della procura regionale della Corte dei conti sul presunto danno erariale sugli affitti di immobili demaniali di pregio in ville medicee o affacciati sul giardino di Boboli a Firenze. Paola Grifoni ha spiegato che vive da "32 anni" in uno spazio di "neanche 60 metri quadri", proprio presso Boboli, e spende "quasi 500 euro di affitto al mese". Grifoni rigetta le etichette di "case dei vip", o affitti "troppo bassi" perché, dice, "bisogna definire quale è lo standard". "Questa cosa va avanti da anni. Ci sono stati sopralluoghi, visite, indagini, soprattutto della stampa, sono state date notizie non vere". "Case dei vip? - continua - Ma si sa quanto prende, di stipendio, un dipendente della sovrintendenza che abita lì? Da 1.000 euro al mese, ai miei, 3.500, ma è un compenso solo degli ultimi anni". "Nel mio appartamento, poi, ci sono forti obblighi di manutenzione e vincoli di ogni tipo - afferma ancora -. C'è enorme umidità, ma non posso installarci un impianto di condizionamento; non posso usare il terrazzo per i vincoli architettonici; ci sono divieti di ogni tipo, in aggiunta a tutte le limitazioni cui accennavo prima".