Villa Livia, nella fiction «I bastardi di Pizzofalcone» dimora di due anziane assassine, è un gioiello sconosciuto, sede distaccata del Museo Filangieri. Costruita nel 1931 al Parco Grifeo, ha bisogno di urgenti interventi di restauro per i quali, da tempo, il direttore Gianpaolo Leonetti cerca invano. NAPOLI. La città nobilissima dei «Bastardi di Pizzofalcone» continua a inchiodare al divano sette milioni di italiani, sedotti dalle storie di Maurizio de Giovanni, diventate una fiction da record per la prima serata di Rai Uno. Aspettando la quarta puntata di domani sera (alle 21,25) c'è chi recupera o rivede le precedenti su Rai Replay e il gioco più frequente è quello di riconoscere gli scenari che la macchina da presa e spesso il grandangolo di Carlo Carlei fotografano con piacere vedutistico da Grand Tour televisivo. Qualcuno rimane misterioso anche per i partenopei come la magnifica Villa Livia, dimora delle sorelle Filangieri (Lucia Ragni nella sua ultima apparizione prima della scomparsa e Gea Martire), assassine del secondo episodio. E il cognome delle anziane vendicatrici dei nipoti è singolarmente una traccia, un indizio direbbe Lojacono, per risalire all'identità del sito che, grazie a un lascito del 1959, è di proprietà del museo Filangieri, anzi ne è la sua sezione distaccata. La Villa si trova al Parco Grifeo e fu donata con tutti i suoi preziosi arredi da Domenico De Luca Montalto, marito di Livia Serra, duchessa di Cardinale e pronipote di Gaetano Filangieri. Costruita nel 1931 in stile liberty, fu dimora aristocratica di questa coppia che, in assenza di discendenti, decise di lasciarla al museo con un'indicazione precisa: quadri, porcellane e mobili dovevano rimanere dov'erano, mantenendo «imprescindibilmente l'assetto dell'arredamento originario che testimonia una collezione nata non per costituire un "museo contenitore", ma una "Casa museo"». In base a questa volontà, il Filangieri vi creò il Centro internazionale di studi numismatici che fu inaugurato nel 1975 . Benché gli interni, grazie a interventi scenografici, appaiano nella fiction scintillanti, in realtà la villa versa in condizioni tutt'altro che buone. Sergio Attanasio, presidente dell'Associazione Palazzi napoletani e organizzatore del Premio Fanzago, ha fatto un sopralluogo suggerito proprio dalla visione dei «Bastardi», mettendo in atto un interessante circolo virtuoso: realtà-letteratura-piccolo schermo-di nuovo realtà: «Avendone riconosciuto la facciata esterna, ho chiesto ai curatori del Museo di poterla visitare. Così mi sono reso conto che necessita di urgenti lavori di restauro che da solo il Filangieri non può sostenere. Eppure le potenzialità della villa sono enormi. Grazie alla sua straordinaria posizione panoramica potrebbe diventare sede di soggiorno internazionale per gli ospiti dei consolati e degli istituti di cultura straniera a Napoli. Piccoli gruppi di studiosi e artisti potrebbero abitarvi durante la loro permanenza e, con le loro rette, la struttura si manterrebbe da sola. Sarebbe bello poi, ma ci muoviamo nell'ambito dei sogni ad occhi aperti che certe volte però aiutano, si potrebbe creare un Centro internazionale di studi sul Grand Tour». Cosa ne pensa Gianpaolo Leonetti, direttore del Museo Filangieri? «È un'ottima idea che trova tutta la nostra disponibilità anche perché va esattamente nella direzione da noi più volte tentata. Villa Livia è un bene vincolato per il quale presentammo un progetto di restauro quando era soprintendente Enrico Guglielmo. Ma il Mibact non lo finanziò. Da allora non siamo più riusciti ad ottenere nessuno stanziamento. Per volontà dei donatori, la sua destinazione deve essere testualmente quella di "attività turistico-culturali come nel caso di Villa Pignatelli"». I De Luca Montalto avevano le idee chiare. «Sì, e le ho anche io perché nel corso degli anni ho provato tantissime strade per consegnarla a chi potesse garantire questa funzione. Ho chiesto alla Federico II, al Suor Orsola Benincasa, alla Partenope perché ne facessero la sede di corsi di alta formazione. L'idea era stata sposata dal compianto Giovanni Muto, storico dell'ateneo federiciano, ma con la scomparsa di questo sponsor non se n'è fatto più niente. Quando Ilaria Borletti Buitoni, attuale sottosegretario al Mibact, era presidente nazionale del Fai, la visitammo insieme: l'ipotesi era di farne la sede meridionale del Fai. Ne ho riparlato di recente con il vertice campano, Maria Rosaria de Divitiis che ne sarebbe entusiasta, ma il Fondo ambiente italiano accetta con difficoltà dimore che non abbiamo a disposizione finanziamenti per il restauro». Quanto servirebbe? «Un milione e mezzo circa. Attualmente noi paghiamo le utenze e un custode 24 ore su 24 che risiede nella dependance dove, dopo la morte del comandante Ferdinando Acton che lo dirigeva, e date le precarie condizioni di manutenzione, fu trasferito anche il Centro numismatico guidato oggi da Marina Taliercio. Ha mostrato interesse anche l'assessore comunale Nino Daniele per farne una residenza d'artisti. Noi siamo molto aperti a questo tipo di proposte». Panorami, ma anche preziose collezioni. Quali sono i pezzi forti? «Alcuni quadri di Paolo de Matteis, Fergola e di vedutisti; porcellane, mobili ad intaglio e una biblioteca. Al piano nobile, poi, c'è un altare settecentesco di grande rilievo». Senza contare i settecento metri quadrati di giardino con vista sul Golfo.
Corriere della Sera
22 Gennaio 2017
Napoli. Urge il restauro di Villa Livia, aristocratico set dei "Bastardi"
NA
Natascia Festa
Corriere della Sera
Artista / Persona
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