Il direttore del Polo museale della Puglia anticipa i contenuti e le strategie dopo il restauro del maniero NELL'IMMAGINARE il castello che verrà un ragionevole punto di partenza per Fabrizio Vona, direttore del Polo museale della Puglia, non può che essere la brillante performance del 2016. Ancora di più perché gli 85.351 visitatori del castello normanno svevo di Bari (erano 69.254 nel 2015), hanno varcato le soglie di un bene culturale visitabile solo in parte, visti i lavori in corso. Un successo che Vona non ascrive solo all'incremento delle presenze turistiche in città: «Questi numeri ci dicono una cosa che mi pare inequivocabile: vuol dire che c'è voglia di castello a Bari. Ne sono felice, naturalmente, e l'auspicio, una volta che ci saranno consegnati gli ambienti del primo piano, è che l'incremento dei visitatori sia ancora più considerevole ». Direttore, quando aprirà le sue porte il "nuovo" castello? «Manca davvero poco, ma una data esatta non c'è ancora. Si tenga presente che non siamo noi peraltro a effettuare i lavori, bensì la Soprintendenza e il Segretariato regionale del ministero per i beni culturali». Come sarà il castello che verrà? «Accoglierà di tutto: faremo mostre temporanee di grande qualità. Dovrà essere la vetrina della città, il luogo in cui tutte le cose importanti passano». Liberato dagli uffici del passato, non saranno certo gli spazi a mancare insomma. «Assolutamente. Abbiamo quattro enormi saloni al primo piano che non vorremmo certo tenere vuoti». Anche trasferendovi parte delle opere della pinacoteca come ha anticipato il sindaco Decaro? «Noi senza dubbio saremmo lieti di ospitarle. È lo stesso sindaco della Città metropolitana, Antonio Decaro, ad avere il potere di farlo. Da parte nostra, ribadisco, ci sono piena disponibilità e interesse. Si parla, del resto, di un patrimonio straordinario, anche negli stessi depositi ci sono opere di estremo valore. La pinacoteca Giaquinto, d'altra parte, per la pittura è l'istituzione più importante della Puglia». Il dialogo con il Comune di Bari e la stessa Città metropolitana è avviato, però. «Certo e non posso che essere soddisfatto di questa collaborazione, visto che l'amministrazione Decaro ha accolto con tangibile interesse le nostre proposte. Non è comunque necessario che vi siano collezioni permanenti, ma che il castello sia vivo, accogliente e assicuri una esperienza di visita importante. L'essenziale è che le sue sale siano piene e, in questo, la collaborazione con il Comune è fondamentale e le intese raggiunte positive e promettenti». A proposito di mostre temporanee, una prima sfida sarà portare al castello le collezioni Bonomo e Baldassarre? «Ci terrei moltissimo sì a esporre una mostra sulla bella stagione della galleria di Marilena Bonomo, che fra gli anni '70 e '80 è stata un luogo dove si è costruita l'arte contemporanea. Molti mostri sacri di oggi, infatti, hanno cominciato in quella galleria e se ce ne dimenticassimo ci scorderemmo di un pezzo della storia di Bari. Quanto al patrimonio messo insieme da Angelo Baldassarre, poi, secondo il New Yorker si parla di una delle duece nto più autorevoli collezioni di arte contemporanea al mondo e si immagini che in Italia ne prende in considerazione appena tre. Premesso questo sono molto grato al figlio Francesco Baldassarre per la sua attestazione di disponibilità che, nei miei auspici, spero si possa tradurre anche in altre iniziative oltre la grande mostra che confido di realizzare al castello nei prossimi mesi». Cos'altro bolle in pentola, oltre l'organizzazione dei contenuti? «Quando avremo a disposizione i prossimi finanziamenti, previsti per i grandi attrattori, vorrei che ci si possa occupare anche dell'esterno del castello attraverso un restauro conservativo e il ripristino del passaggio di ronda sulle mura, insieme con la sistemazione delle aree archeologiche interne allo stesso castello, che resta una magnifica struttura sotto il profilo difensivo e monumentale».