Le testimonianze Tre mesi fa trovato un altro pezzo dei Colossi. Il racconto: «Era il 1970, avevamo i reperti in giardino in attesa degli esperti» Le statue di Monti Prama vennero alla luce quasi quattro anni prima degli scavi ufficiali. La lancetta dei misteri torna indietro nel tempo, apre squarci inediti sulle verità nascoste dalla scienza ufficiale, ascolta nuove memorie sulla storia di quel campo sperduto nel Sinis che ha generato dal suo grembo una delle più grandi scoperte archeologiche dell'intero bacino del Mediterraneo. Primi mesi dell'anno 1970. Il terreno di Monti Prama appartiene alla Confraternita dello Spirito Santo di Cabrasi terreni che la Curia preferisce dare in affitto perché vengano sfruttati. Quattro agricoltori arano quel campo: Battista Meli, Giandomenico Brungiu, Peppino Piras e Gianni Cossu. Sono questi i nomi delle persone che per prime videro la statuaria nuragica, gli scopritori di Monti Prama. «Ricordo che eravamo nel 1970, perché qualche mese dopo partì per fare il militare - spiega Brungiu - e ricordo bene anche il giorno in cui dal terreno uscì fuori quel pezzo di arenaria. Sembrava una pietra, solo dopo ci rendemmo conto che aveva la forma di un braccio che teneva un grande arco». Ingenuità, paura, incoscienza. UNA DOPOl'altra, la terra sputa preziosi arti, busti, forse le teste mancanti dal novero dei trentadue guerrieri dell'esercito di pietra. «Li prendevamo e li mettevamo vicino ai muretti di confine - racconta ancora Battista Meli - , non pensavamo neppure di portarceli a casa, avevamo visto troppa gente finire nei guai con la Sovrintendenza, e poi di quei pezzi di pietra non è che ci interessasse granché». Aprile 1970, marzo 1974. In questa forbice di tempo si racchiudono i vuoti della storia di Monti Prama, ma soprattutto la perdita di gran parte di quel prezioso patrimonio della storia sarda e di tutta l'Antichità. Tombaroli, semplici appassionati, quanti misteriosi collezionisti celano nelle segrete stanze il frutto di quel vero e proprio mercato di oggetti preziosi trafugati da Monti Prama? «Ricordo busti senza testa, basamenti di colonne, li buttavano al confine degli appezzamenti, poi tombe che uscivano fuori dalla terra, lastre. Per tutti quegli anni nessuno se ne è preoccupato, girava la voce e molti avevano Chi parla è Mena Manca Cossu, presidente di Italia Nostra per la provincia di Oristano: testimone oculare e preziosa custode di molti reperti di Monti Prama. «L'ultimo pezzo di braccio di un arciere l'ho consegnato circa tre mesi fa -ricorda - ma le visite della Sovrintendenza sono state moltissime. Nel mio giardino ho custodito per anni un vero e proprio tesoro». Ma è in quella parentesi di quasi quattro anni che avanzano le ombre su Monti Prama. Misteri che ormai è difficile svelare, come le certezze che molti resti siano finiti sul fondo dello stagno. «Lo sanno tutti che per paura si buttavano pezzi di statua nello stagno - spiega Mena Manca Cossu - ma trovare qualcuno che lo ammetta è ormai quasi impossibile».»
Sardegna. La terra sputa altri tesori
Nel 1970, quattro agricoltori (Battista Meli, Giandomenico Brungiu, Peppino Piras e Gianni Cossu) trovano un pezzo di statuaria nuragica a Monti Prama, un campo in Sardegna. Il pezzo ha la forma di un braccio che teneva un grande arco. I trentadue guerrieri dell'esercito di pietra, che erano stati trovati precedentemente, erano stati messi vicino ai muretti di confine. I tre agricoltori prendevano i pezzi di pietra e li mettevano vicino ai muretti, non pensando di portarli a casa. Nel 1974, la Sovrintendenza scopre i reperti e inizia a cercare chi li abbia trovati.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo