GENTILISSIMO Augias, sono una studentessa di ventun anni, corso di laurea in Economia e gestione dei beni e delle attività culturali all'università Ca' Foscari di Venezia. Ho scelto questi studi perché il mio sogno è poter rendere fruibili nella loro completezza e dignità per quanto possibile i meravigliosi monumenti, musei, parchi archeologici e naturali del nostro bel Paese. C'è chi ritiene che lo Stato dovrebbe affrontare tutte le spese per rendere accessibile, gratuitamente, gran parte dei nostri monumenti; chi invece crede che attraverso biglietti, book-shop, affitto di spazi interni, si potrebbe aiutare la crescita economica di queste istituzioni. Condivido quest'ultima posizione se serve per tenere in piedi l'enorme patrimonio, con lo Stato che fatica. Perché dovremmo scandalizzarci davanti a pratiche che all'estero sono prassi? Basta pensare ai negozi del Carrousel du Louvre, che pagano l'affitto degli spazi al museo assicurandogli introiti essenziali per il suo mantenimento. A Venezia molte chiese hanno adottato un biglietto d'ingresso per aiutare a pagare i costi di mantenimento e restauro. Se ho visto turisti andarsene è solo perché la biglietteria non dispone di POS, e spesso gli stranieri viaggiano solo con carte di credito. Il biglietto non è esoso, dimezzato per gli studenti e annullato per i residenti e durante le funzioni religiose. Il Museo egizio di Torino nel 2015 ha raggiunto il 112,95 di autofinanziamento. Elisa Viero elisamivigmail.com VARI sondaggi, anche se non "scientifici", fatti in questi giorni hanno dimostrato che le persone sono in maggioranza favorevoli al biglietto, ne capiscono la logica, il bisogno, posso dire l'urgenza. Infatti il contrasto di opinioni biglietto contro libertà d'accesso (mettendo da parte i problemi pratici che ci sono) è essenzialmente ideale. Ne ho avuto l'ennesima conferma in una lettera da noi pubblicata martedì scorso. La signora Ursula Verena Fischer Pace, credo storica dell'arte, lamenta di non riconoscere più la "sua" Roma, quella che vede è la città di chi le è estraneo e «ragiona senza pensare ai romani e a chi ama questa città, come una volta Goethe, come Andersen, come Stendhal, come Gregorovius e mille altri». È esattamente quello il problema. La Roma di Stendhal, Goethe, Chateaubriand non si può più vedere semplicemente perché non c'è più. Al suo posto c'è, qui come ovunque nel mondo, il turismo di massa, ci sono i consumatori di panini e di "selfie", i tifosi che girano con le bombolette a lordare le pietre più venerande. C'è bisogno di una montagna di soldi per cercare di mantenerle e restaurarle quelle "pietre". Si dice: troviamoli altrove, abbattiamo per esempio l'evasione fiscale. Si dice anche: educhiamo i cittadini alla bellezza, più storia dell'arte! più scuola! È da decenni che sento ripetere queste canzoni e sono convinto che quello sarebbe il vero rimedio, italiani che pagano le tasse, tanti piccoli Goethe che girano per Roma ammirandone la peculiare bellezza che consiste proprio nella tessitura fitta di passato e presente, luoghi liberamente accessibili, tutti, pieni di vita non musei. Sono d'accordo anch'io, ma aspettando che questo giorno radioso sorga, che facciamo?