UN GRAVE episodio, non prevedibile, che «non intendo sottovalutare ma per fortuna nessun quadro è stato danneggiato in maniera irreversibile». James Bradburne, direttore della Pinacoteca di Brera, è tornato di corsa da Firenze per rassicurare tutti e spiegare, in una conferenza stampa convocata d'urgenza, quell'anomalo episodio meteorologico che ha messo a rischio una quarantina di dipinti del museo. Uno dei quali è il "Cristo alla colonna" di Bramante, capolavoro del Rinascimento su cui i restauratori hanno riscontrato «un preoccupante sollevamento della pellicola pittorica già molto fine, ma garantisco nessuna caduta di colore». Ora il quadro è nel laboratorio del museo, disteso in posizione orizzontale dopo un primo intervento per fissare il dipinto. Nelle prossime settimane verrà avviato il restauro. «Era già in programma spiega Bradburne date le circostanze sarà anticipato ». Intanto il ministro della Cultura Dario Franceschini, informato ieri dell'accaduto, ha chiesto al segretario generale del ministero di avviare un'ispezione per ricostruire con esattezza quello che è successo a Brera. Un'indagine interna però è già partita. «Prima di puntare il dito e dare la colpa a qualcuno continua Bradburne voglio capire bene i fatti: faremo un'inchiesta approfondita e fra un paio di settimane spero di essere più preciso». Di certo, stando anche ai dati della stazione meteorologica di Milano-Linate, nella prima settimana di gennaio c'è stata un'anomalia: l'umidità media dell'aria è scesa da 80 a 25. Quel che non è chiaro è come mai il sistema di condizionamento non sia riuscito a far fronte a questo calo. «È stata una tempesta perfetta dovuta a un vento secco che ha fatto crollare improvvisamente il livello di umidità nelle sale, normalmente monitorato tre volte la settimana da una ditta specializzata e che sabato 7 gennaio è drasticamente sceso. Siamo intervenuti subito, aggiungendo una ventina di umidificatori mobili per riportare gradualmente l'umidità ai livelli ottimali. Da tre-quattro giorni la situazione, controllata 24 ore su 24, è stabile». Nel frattempo, la squadra dei restauratori ha avviato un'accurata indagine a tutti i quadri del museo, sia quelli esposti sia quelli in deposito. «I più a rischio sono i dipinti su tavola perché il legno, quando l'aria è troppo secca, si ritira e il pericolo è che la pellicola del dipinto si stacchi dal suo sostegno. È successo in maniera preoccupante solo in due casi, il Cristo di Bramante e "Storie della vita di San Girolamo" di Lazzaro Bastiani, entrambi subito trasferiti nel laboratorio di restauro per le operazioni di fissaggio. Sugli altri abbiamo applicato delle veline per proteggere i punti più delicati dove si sono verificati dei sollevamenti, anche piccoli, della pellicola pittorica per impedire il danno peggiore, la perdita di colore». In tutto sono una quarantina: alcuni come il "Cenacolo" di Rubens hanno solo un piccolo cerotto in alto, altri come la "Pala Montefeltro" di Piero Della Francesca sono invece incerottati in molti punti in maniera visibile, e poco rassicurante a dire il vero. Perché anche se il dipinto non ha perso tasselli di colore, il fatto che la pellicola si sia sollevata è comunque un danno importante. Da una settimana il monitoraggio è costante e già oggi, approfittando della giornata di chiusura settimanale del museo, i restauratori inizieranno a staccare le prime veline là dove riterranno superato il problema. Bisognerà aspettare qualche giorno però per sapere se altri dipinti avranno bisogno di un restauro più accurato, come nel caso del Bramante. «Ora è davvero impossibile sapere quanti saranno - conclude Bradburne - Tutti i quadri torneranno nelle condizioni di prima».