IL COLLEZIONISTA Girolamo Devanna non ci sta, la Galleria nazionale di Bitonto nata in seguito alla donazione di opere della sua collezione privata non avrà i tanto agognati spazi espositivi del piano terra del palazzo che la ospita, perché il Segretariato regionale del ministero dei beni culturali non ha esercitato il diritto di prelazione sull'acquisto di due grandi ambienti, acquistati poi da privati. E il professore bitontino doc, ma domiciliato a Rimini da tempo oggi alle 17 incontrerà giornalisti ed esperti d'arte nella sua casa a Bitonto (info 334.63.30.506) per far luce sulla vicenda. Ma facciamo un passo indietro: sul finire degli anni '90 Devanna ha deciso di donare parte della sua raccolta d'arte opere che abbracciano un ampio arco di tempo, dal Cinquecento al Novecento allo Stato italiano, in vista della nascita della pinacoteca, poi inaugurata nel 2009 dopo i restauri del primo e del secondo piano. Non avendo esercitato il diritto di prelazione, il Segretariato del Mibact non consentirà così al museo di ingrandire i propri spazi e aspetto altrettanto grave obbligherà Devanna a destinare altrove l'altra metà della sua collezione attualmente ospitata nel suo palazzo privato. «Sono molto pentito di aver donato le opere alla Puglia, se potessi le porterei a Tirana immediatamente. È una regione inesistente da un punto di vista culturale, c'è molta incapacità amministrativa»: ci va giù pesante Devanna, globetrotter e instancabile raccoglitore di rarità e lettore vorace di studi sull'archeologia e la storia dell'arte. La sua collezione è nata circa mezzo secolo fa da una passione sincera per l'arte di ogni tempo e proprio per questo adesso non risparmia le accuse: «Nel 2008 il ministro Urbani destinò 300mila euro all'acquisto di alcuni locali del piano terra, che sono stati spesi solo in parte di recente. Con il mancato acquisto, a settembre scorso, dei due vani più grandi, il museo ha perso la possibilità di ingrandirsi, di ospitare le opere attualmente in deposito e di allestire mostre temporanee più grandi", commenta il professore. «Odio la Puglia, è una regione incolta», tuona Devanna, che aggiunge: «La parte più significativa della collezione è ancora in mano mia, la donerò alla Romagna o al Veneto ». Ha però parole positive sulla direzione del "suo" museo, affidata da tempo alla storica dell'arte Nuccia Barone: «È stato ben gestito, meglio di altri musei nazionali». Quattrocentocinquanta opere, tra dipinti e disegni, costituiscono il patrimonio attuale del museo, ma alcune sono in deposito tra cui un raro paesaggio di Umberto Boccioni pre-futurista e un nucleo consistente di opere su carta proprio per mancanza di spazi adeguati. «Personalmente sono venuta a conoscenza di tutto questo da Devanna e in effetti è andata così, non è stato richiesto neppure il parere del Polo museale», precisa la direttrice Barbone, aggiungendo che «tutto questo naturalmente sconvolge i nostri progetti». E se in anni recenti il museo ha acquisito due piccoli vani al piano terra, si è ancora in attesa di un finanziamento che consentirà i lavori di restauro. «Nelle sale che sono state vendute a privati, mi sarebbe piaciuto allestire un dialogo tra opere di arte antica e contemporanea », aggiunge la direttrice. Adesso bisognerà invece lavorare sul patrimonio e sugli spazi a disposizione, adeguandosi ancor di più agli standard museali, in primis sul fronte della comunicazione. «Non è semplice precisa la direttrice , bisognerebbe avere ancor più personale qualificato, sappiamo che quella della nascita di un sito internet è una delle urgenze più stringenti».