MILANO LA REPLICA DEL DIRETTORE BRADBURNE DOPO LE DOMANDE SU "REPUBBLICA MILANO" Mentre i restauratori proseguono nel monitoraggio delle opere danneggiate e il ministero dei Beni culturali avvia l'indagine per fare chiarezza sul drastico calo di umidità nelle sale della Pinacoteca di Brera che ha messo a rischio una quarantina di dipinti, il direttore James Bradburne risponde alle critiche che in questi giorni sono state sollevate da più parti. E alle dieci domande che, ieri sulle pagine milanesi di Repubblica, lo storico dell'arte Tomaso Montanari aveva posto chiedendo un'operazione verità. Lo sbalzo di umidità, dice il direttore della Pinacoteca, risale al 7 gennaio, giorno in cui «il personale interno ha allertato i funzionari del museo». La mattina seguente sono stati convocati i restauratori che hanno iniziato le procedure di fissaggio del colore nelle opere più a rischio, fra cui il "Cristo alla colonna" di Bramante subito ritirato dalla sala e «posizionato orizzontalmente » all'interno del laboratorio di restauro insieme alle "Storie di San Gerolamo" di Lazzaro Bastiani. «Grazie alla tempestività della velinatura non si è riscontrata alcuna perdita di colore in nessun quadro». La Pinacoteca specifica inoltre di aver «avvisato subito il Segretariato Generale del Mibact e pubblicato l'informazione lunedì 9 sui videowall dell'accoglienza per il pubblico». Riguardo ai dubbi sollevati sulla responsabilità della porta Gregotti sui problemi di climatizzazione, la Pinacoteca spiega che «gli accertamenti tecnici in corso non riguardano la porta Gregotti, la cui riapertura è stata possibile grazie all'installazione di una chiusura scorrevole a vetri a metà del corridoio che separa l'ingresso al museo dalle sale e che funge da compartimentazione e garantisce la stabilità termo igrometrica». Sull'evento organizzato da Trussardi lunedì Bradburne precisa invece che «la performance si èsvolta in sale dove non èpresente nessuna opera su tavola e dunque nessuna di quelle velinate».