PISTOIA Il recupero delle ville Sbertoli , passerà per la vendita dell'intero complesso delle nove ville (e degli altri edifici) che un tempo erano adibiti ad ospedale psichiatrico e che sono rimaste di proprietà dell'Asl. Il soggetto che ne entrerà in possesso potrà contare su un ampliamento delle destinazioni d'uso attuali (socio-sanitarie, culturali e didattiche), prevedendo ad esempio di realizzare alloggi privati sull'altura di Collegigliato, fino ad un massimo di 50. Ma senza toccare gli edifici storici di valore rilevante, il cui recupero, anzi, dovrà avere la priorità nel piano. Tutto questo lo afferma, nero su bianco, l'accordo di programma su "Pistoia capitale italiana della cultura 2017", tra la Regione, il Comune di Pistoia, la Provincia, l'Asl Toscana Centro, il Ministero dei beni culturali e la Soprintendenza ad archeologia e belle arti di Firenze-Prato-Pistoia. Sette articoli, approvati dalla giunta regionale a fine novembre, ma ancora in attesa di firma, che aggiornano l'accordo di programma sul recupero dell'ospedale del Ceppo del 2015 e che al futuro delle ville Sbertoli dedica uno dei 7 articoli di cui è composto. Che il futuro delle ville Sbertoli avesse bisogno di robusti interventi esterni, Bertinelli lo aveva detto da tempo, annunciando anche che una soluzione sarebbe stata individuata nell'ambito della grande partita con la Regione su Pistoia capitale della cultura. L'idea da cui si parte è che non ci sono risorse pubbliche sufficienti per garantire un futuro adeguato al grande complesso monumentale di Collegigliato. Oggi, del resto, le Ville sono inutilizzate e in gran parte abbandonate a sé stesse, in cattive condizioni di conservazione. L'Asl ha sempre premuto per vendere, visto che tra questa operazione e la parte "profit" del recupero dell'ex ospedale del Ceppo, dovrà pescare i 18 milioni di euro necessari a pagare la sua quota dell'operazione nuovo ospedale (costruzione del San Jacopo e recupero a scopi sanitari della parte più recente del Ceppo). Non a caso giusto un anno fa la Regione inserì anche le Ville Sbertoli nell'elenco dei beni da dismettere, proprietà delle vecchie Asl. Disfarsene sì, ma per far cosa? Gli strumenti urbanistici per le Sbertoli prevedono anche oggi funzioni non certo in grado di smuovere grandi investimenti. Ecco allora il tentativo di Comune e Regione di conservare l'equilibrio tra interesse collettivo e mercato: aprendo a funzioni più appetibili (come la residenza) ma piazzando anche alcuni vincoli. Uno: priorità del piano di recupero restano "gli interventi di restauro degli edifici storici di rilevante valore", mentre l'uso residenziale potrà essere previsto solo negli edifici di minor pregio. Due: il grande parco delle Ville rimarrà pubblico e dovrà essere realizzato e aperto prima di tutto il resto. Tre: il piano di recupero dovrà essere presentato dal nuovo proprietario entro sei mesi dall'acquisto, facendolo redarre da professionisti di chiara fama. Quattro: il ricavato della vendita l'Asl lo dovrà spendere innanzitutto per completare gli interventi sanitari sulla parte più recente dell'ex Ceppo (e il restauro del giardino monumentale del Villone Puccini).