Mancano i soldi per i restauri. Le storiche ville Cosulich, Engelmann e Stavropulos date in concessione al miglior offerente di TRIESTE. Ci sono gioielli talmente preziosi e impegnativi da costringere i proprietari a disfarsene per forza. È il caso delle ville storiche di proprietà del Comune: splendide residenze dotate di parchi secolari che, in tempi di vacche magre, le casse pubbliche non sono più in grado di mantenere in stato decoroso. Così, dopo anni di manutenzione risicata e interventi col contagocce, perché così imponeva il bilancio, il Comune prova una strada diversa: il coinvolgimento dei privati, tramite concessione mirata alla valorizzazione del bene. Una strada delineata dal voto all'unanimità espresso in commissione Lavori pubblici e Patrimonio e sposata con convinzione dalla giunta Dipiazza. Un esperimento interesserà intanto tre delle "perle" di proprietà municipale: Villa Cosulich in strada del Friuli, Villa Stavropulos in Costiera a Grignano e Villa Engelmann a Chiadino. «Purtroppo, a causa dei costi notevoli, la ristrutturazione di queste ville storiche ad opera del Comune risulta attualmente impossibile da realizzare e anche gli interventi di manutenzione ordinaria sono volti a garantire la sola salvaguardia strutturale - commenta Michele Babuder, consigliere di Forza Italia e primo firmatario, insieme agli azzurri Piero Camber e Alberto Polacco, della mozione ad hoc presentata in commissione e approvata all'unanimità -. Così però non riusciamo a tutelare il patrimonio interno delle strutture, dalle decorazioni e affreschi ai pavimenti di pregio, perciò è necessario intraprendere azioni per arginare il depauperamento del patrimonio». Di lì l'idea, condivisa appunto da tutte le parti politiche e sposata in pieno dall'assessore alla Cultura, Lorenzo Giorgi, di avviare azioni volte a raccogliere manifestazioni d'interesse da parte di privati per la locazione e gestione delle ville storiche che appartengono al Comune. Ville un tempo magnifiche, dall'importanza storica enorme ma dal valore nominale e immobiliare limitatissimo (sull'ordine di pochi milioni di euro nonostante le ampie metrature e gli spaziosissimi giardini), a cui fanno da contraltare maxi spese di gestione e manutenzione. «L'Agenzia del Demanio, in collaborazione con l'Anci, ha promosso anche nel 2016 alcune strategie per la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico - racconta Babuder -, con il secondo "Progetto Valore: Dimore", che mira ad offrire visibilità, inserendoli nel proprio network, ad immobili pubblici di pregio: lavorare per inserire alcune proprietà comunali in questo circuito può essere una prima strategia». La vetrina dell'Agenzia del Demanio quindi, come detto, verrà sfruttata per offrire ai privati tre splendide residenze. Le ville Cosulich, Stavropulos ed Engelmann. Tre residenze inserite all'interno di grandi parchi, di cui i triestini da anni non possono ammirare le bellezze. Villa Cosulich, che ora versa in uno stato disastroso, era in origine una dimora di campagna dei baroni Burlo, che dopo vari passaggi nel 1920 divenne proprietà dell'armatore Antonio Cosulich. La villa con il suo giardino occupa una superficie di quasi un ettaro, con un parco ricco di specie arboree. Difficile, al momento, ipotizzare un valore per l'immobile: il Comune dovrà fare una stima accurata prima di "ingolosire" i privati interessati a prenderla in concessione e a metterla a reddito, trasformandola magari in un albergo o una location per eventi e cerimonie. Villa Stavropulos, che gode di una posizione invidiabile con vista su tutto il golfo, è stata donata al Comune dal mecenate Socrate Stavropulos alla sua morte, nel 1960. L'uomo d'affari greco, grande amante dell'arte, richiese però che la villa fosse destinata a luogo d'ospitalità e ispirazione per gli artisti. Una volontà che il Comune - che negli anni ha rifatto gli intonaci e il tetto e cambiato i serramenti della villa - chiederà al futuro acquirente di rispettare. Villa Engelmann, infine, inserita nel giardino comunale di via Rossetti, che si estende per 14 mila metri quadrati, è stata completata nel 1843. Nel 1888 è diventata proprietà della famiglia Engelmann, che dopo tre generazioni l'ha donata alla città. L'obiettivo del Comune è dare visibilità a questi gioielli dimenticati, nella speranza che un privato possa essere interessato a prenderli in concessione per ristrutturarli e sfruttarli in chiave commerciale. Il tutto con un utilizzo non esclusivo dei giardini esterni, che così potrebbero rimanere almeno in parte a disposizione della città.
Il Piccolo
15 Gennaio 2017
I "gioielli" del Comune di Trieste ceduti ai privati
GI
Giulia Basso
Il Piccolo
Artista / Persona
Bene culturale
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