Fino a domani 300 rappresentati per l'assemblea nazionale del Comitato giovani NAPOLI. «Dov'è seduta la Toscana?». «Vicino al Molise». «E il Piemonte?». «Sta là con la Sicilia». Parlano così i trecento delegati italiani tra i 20 e i 35 anni, da ieri a domani a Napoli per l'assemblea del Comitato Giovani della Commissione Italiana Unesco, nato appena un anno fa. «Con il nostro progetto dice Irene Tedesco, portavoce del gruppo napoletano basato soprattutto sull'esperienza di Made in Cloister e Vascio Art di Roxy in the box, abbiamo sbaragliato tutti, anche Matera che è capitale della cultura». Per queste tre centinaia di nuove leve sono accorsi al Maschio Angioino i vertici dell'organismo globale. Da Parigi videomessaggio del direttore generale Irina Bokova e, in carne ed ossa Franco Bernabè, presidente della Commissione Italiana Unesco: «Aver scelto Napoli per un evento così rilevante è un segnale positivo per una città che ha un centro storico così importante», dice. Un insieme di siti belli e fragili, diventato Patrimonio mondiale dell'umanità nel 1995 e da allora non sempre tutelato, fino a rischiare di perdere lo stesso riconoscimento. «È così. Il rischio non solo è innegabile ma sempre immanente. Certo l'Unesco è consapevole della complessità della specificità napoletana così come prende atto dei tanti passi avanti che sono stati fatti negli ultimi 15 anni, ma manca ancora una strategia precisa. Serve un piano definito, sistematico, di lungo periodo e soprattutto condiviso da tutte le forze politiche così da non essere messo in discussione ad ogni cambio di amministrazione. La salvaguardia del centro storico deve diventare una priorità e prevedere un lavoro paziente che si sviluppi nel corso di decenni. Ci rendiamo conto che per un patrimonio come quello di Napoli non si possono ottenere risultati dall'oggi al domani, ma per mettere al sicuro il titolo è necessario che l'Unesco percepisca almeno lo sforzo in questa direzione, un impegno che si concretizzi in progetti e azioni che garantiscano risultati periodici». E in Campania c'è anche un altro lembo importante che ha presentato la sua candidatura, i Campi Flegrei: «Sono un territorio straordinariamente ricco di bellezze naturali ed archeologiche, fondanti per la storia della cultura universale ma che versano in condizioni spesso precarie. È il caso del meraviglioso antro della Sibilla cumana, in completo abbandono. Abbiamo una lunga lista di richieste. Tra queste i Campi Flegrei a pieno titolo aspirano al riconoscimento». A incoraggiare l'azione di queste giovani sentinelle del patrimonio è arrivata anche Ilaria Borletti Buitoni, sottosegretario del Mibact: «Amo Napoli e la sua lacerante bellezza. È la città che ho visitato di più dall'inizio del mio mandato ed è innegabile la sempre maggiore serenità con cui i turisti, in maniera straordinariamente, crescente decidono di visitarla». Eppure solo di pochi giorni fa il ferimento di una ragazzina a Forcella e il conseguente appello di un commerciate di quel quartiere allo Stato. Che fa abbastanza? «Ovviamente la sicurezza non è competenza del nostro ministero, ma credo che, così come a Milano in altri ambiti, gli organi competenti del governo siano predisposti a un aumento di organico. Napoli sa di avere nella cultura il punto di forza anche per cambiare la sua realtà difficile. Lo testimonia, ad esempio, l'esperienza di padre Loffredo alla Sanità». Francesco Caruso, consigliere speciale Unesco della Regione Campania, parla ai giovani di luci ed ombre gettate sul patrimonio. «Non dobbiamo nasconderci dietro un dito, i problemi ci sono, strutturali e gestionali, ma abbiamo anche una soluzione. Si chiama "Sistema unico integrato di valorizzazione dei siti Unesco Campania", un progetto pilota già deliberato a Palazzo Santa Lucia e finanziato con i fondi del Progetto cultura 2020. L'obiettivo è mettere in rete le otto perle Unesco del nostro territorio, sei materiali e i due immateriali (dieta mediterranea e Macchine di Nola) per farne un'unica collana alla quale aggiungere anche Cuma e i Campi Flegrei». E promette: «I Giovani Unesco campani entreranno nella governance del Sistema unico che ha bisogno di sentinelle, talenti e braccia». A fare gli onori di casa, sia pure in trasferta, è il presidente del Comitato, Paolo Petrocelli, che ricorda di aver scelto Napoli «per l'atmosfera vibrante che si respira in questo momento. Nonostante le ferite, si legge una volontà di fare sempre meglio, con progetti innovativi come Made in Cloister. Non a caso, Giuseppe Antonio Martiniello che ne è l'ideatore e l'architetto che ha recuperato il chiostro di Santa Caterina a Formiello, mettendo in campo un progetto di rigenerazione urbana in una zona difficile come Porta Capuana, viene oggi (ieri ndr ) nominato Ambasciatore Unesco Giovani campania».