Aspettando le opere di Paladino i visitatori dei musei bresciani crescono: 202.404 mila in dodici mesi. Il conta persone di Santa Giulia, Castello e parco archeologico ha fatto i turni straordinari: l'anno scorso, gli ingressi sono aumentati del 20. L'arte di contare i biglietti: 202.404 mila in dodici mesi (70.894 gratuiti, il resto tra interi e ridotti). Il conta persone di Santa Giulia, Castello e parco archeologico ha fatto i turni straordinari: l'anno scorso, gli ingressi sono aumentati del 20 per cento rispetto al 2015. La rinascita dei musei ha un marchio di garanzia, i longobardi e il tempio capitolino, ma in città potrebbe arrivare il contemporaneo. Se l'arti-star Anish Kapoor sta ancora pensando alla richiesta di lavorare all'allestimento della Pinacoteca (il work è ancora molto in progress), il Paladino dell'arte entrerà al Capitolium con la sua armatura: scudi modello Transavanguardia. La fondazione ha chiesto all'artista un rimpiazzo part-time del Bigio (per piazza Vittoria le opere potrebbero essere due: una per il basamento del maschio fascista, l'altra accanto, per distrarre l'attenzione) e alcuni lavori da sparpagliare tra colonne e celle dell'area archeologica. Massimo Minini, il presidente, ha fissato la data della vernice: «Mimmo Paladino potrebbe arrivare a Pasqua». Cifre, dettagli e misure dei suoi scudi saranno resi noti tra qualche settimana: intanto, Brescia Musei sta facendo un lavoro a regola d'arte. In Santa Giulia, l'anno scorso, sono entrate 145.347 persone, 85.323 al netto delle mostre (nel 2015 erano 108.276 esposizioni incluse). Altre 42.547 hanno calpestato i resti romani del parco archeologico (nel 2014, 29.092) e 14.506 visitato i musei del Castello (in calo di circa 4 mila ingressi dall'anno precedente, ma il Grande Miglio è stato chiuso per «tarli»). L'attentato alle regole dell'arte della mostra sul Dada (non ancora chiusa) ha tentato 6.814 persone: l'anti arte non è anti incassi, secondo Luigi Di Corato, direttore della fondazione. «Il contemporaneo non dà mai numeri troppo alti: abbiamo sempre pensato di raggiungere i 10 mila ingressi, non di più. La considero una sfida vinta: è una mostra che vuole lasciare il segno nella ricerca scientifica». Per la comunicazione, non avevano budget milionari: «Ogni nostro progetto è autoprodotto e sostenibile». Vita, opere e miracoli di Christo, nella mostra su suoi «Water project» hanno avuto 24.403 visitatori, gli anni russi di Marc Chagall 20.586 e l'incontro tra Roma e le Genti del Po 8.131. In un anno, tra parco archeologico, musei, Nuovo Eden e mostre, la biglietteria della Fondazione ha incassato 1 milione e 70.391 euro (l'anno scorso, 822.844 e 50 centesimi). Gli scontrini del bookshop hanno fatturato 264.371 euro (121.916 nel 2015). Le uscite saranno calcolate con l'approvazione del bilancio, tra qualche settimana, ma per Di Corato il risultato è «decisivo». I servizi educativi, da ancillari, sono diventati il fulcro del lavoro della fondazione: sono entrati al museo 39.860 studenti, il 9,8 in più del 2015. Le poltrone del Nuovo Eden sono sempre prenotate: gli spettatori sono passati dai 48.976 di due anni fa ai 53.524 contati fino al 31 dicembre 2016. «I numeri sono una grande invenzione: ci servono per misurare, calcolare e, in certi casi, giustificare dice il presidente Minini . All'inizio del Duemila abbiamo vissuto anni straordinari, irripetibili, con le banche piene di soldi: erano una bolla, e le bolle sono destinate a scoppiare. Oggi abbiamo rimesso i piedi per terra, ripreso il lavoro di Paolo Tosio e di Gateano Panazza e rivendicato il primato della qualità sulla quantità. I numeri non raccontano gli entusiasmi, le fatiche e le incazzature, ma ci dicono che abbiamo raggiunto l'obiettivo dei 200 mila visitatori con due anni di anticipo. In Italia, solo 50 dei 4.500 musei raggiungono questo risultato». Per il sindaco Emilio Del Bono e il suo vice Laura Castelletti, i risultati «anticipano di due anni l'obiettivo dei 200 mila visitatori che ci siamo dati a inizio mandato». L'ingresso libero «è un incentivo alla conoscenza» e aumenta i ricavi del bookshop, e la Pinacoteca «non può che contribuire al salto di qualità» e portare Brescia sulle prime pagine dei quotidiani internazionali: la mostra sul Rinascimento con le opere del conte Tosio ha avuto 48 mila visitatori a Varsavia e 50 mila a Helsinki. «La nostra è una città d'arte e di cultura» dice Del Bono. Cestinate le grandi mostre, si continua a lavorare sul patrimonio.