II sindaco scrive a Martino e Siniscalco. L'immobile della Difesa è tra le proprietà da dismettere "Non vendete Forte Bravetta' ' Veltroni al governo: è un simbolo della Resistenza romana Nel piazzale d'accesso da 60 anni campeggia la lapide che ricorda i nomi dei 77 caduti durante l'occupazione tedesca della città DA LUOGO di morte a luogo di libertà. Durante l'occupazione nazifascista l'ex Forte Bravetta di Roma è stato uno degli scenari più rappresentativi della lotta di liberazione, l'icona della Resistenza nella capitale. E la memoria storica è un bene collettivo che non si può mettere in vendita solo per questioni di bilancio. Per questo motivo il sindaco Walter Veltroni ha inviato ieri una lettera al ministro della Difesa, Antonio Martino, e a quello dell'Economia, Domenico Siniscalco, per chiedere di «verifica-re la possibilità di sostituire, nell'elenco degli immobili di proprietà del ministero della Difesa da dismettere, il Forte Bravetta con un altro immobile che non abbia lo stesso significato storico». Secondo il decreto del ministero della Difesa del 28 febbraio 2005, infatti, l'ex Forte Bravetta è stato individuato tra gli immobili non più utili a fini istituzionali e che quindi possono essere dismessi. Con la lettera il sindaco Veltroni ha così colto l'occasione per sollevare un problema già segnalato in questi giorni dall'Anpi, l'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, e dal presidente del Municipio XVI. Non si tratta, infatti, solo di un polveroso e inaccessibile deposito di carte del ministero della Difesa, ma l'ex Forte Bravetta è «uno dei luoghi simbolo della Resistenza romana», dove all'entrata, nel piazzale d'accesso, campeggia da oltre sessanta anni la lapide che ricorda i nomi dei 77 caduti durante l'occupazione dell'esercito tedesco. Costruito alla fine dell'Ottocento assieme agli altri forti per cingere la capitale con una linea fortificata, nel 1919 il Forte Bravetta venne adibito a deposito di munizioni e di pezzi d'artiglieria, e i vasti spazi interni furono utilizzati come poligono di tiro. Forse fu proprio l'abitudine di addestrare le reclute all'uso dei fucili nell'area poligonale che suggerì la decisione di utilizzare gli stessi spazi per le esecuzioni. Per 13 anni, infatti, dal 1932, il Forte fu il luogo deputato per le esecuzioni capitali a Roma. Vi morirono, tra gli altri, il valoroso sacerdote Don Giuseppe Morosini, e due giornalisti, Enzio Malatesta e Carlo Merli. «Ogni anno il 2 febbraio ricorre l'anniversario di una delle pagine iù buie della storia di Roma: la fucilazione a Forte Bravetta degli 11 partigiani di Bandiera Rossa qui trucidati dai nazisti il 2 febbraio 1944», ha spiegato il presidente del Municipio XVI, Fabio Bellini, commentando positivamente la missiva del sindaco Veltroni. «Inoltre il 4 giugno ha aggiunto Belliniqui si celebra la liberazione di Roma. Speriamo di poter continuare a farlo».
Veltroni al governo: "Non vendete Forte Bravetta, è un simbolo della Resistenza"
Il sindaco di Roma, Walter Veltroni, ha scritto a due ministri, Martino e Siniscalco, per chiedere di verificare la possibilità di sostituire l'immobile del Forte Bravetta, che è tra le proprietà da dismettere, con un altro immobile che non abbia lo stesso significato storico. Il Forte Bravetta è uno dei luoghi simboli della Resistenza romana, dove sono stati trucidati 77 partigiani di Bandiera Rossa durante l'occupazione tedesca. Il sindaco ha inviato una lettera per sollevare un problema già segnalato dall'Anpi e dal presidente del Municipio XVI.
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