DALLE Terme di Caracalla alla Colonna Traiana, dall'Arco di Giano alla Piramide Cestia. Tutti i monumenti e le chiese tra le Mura Aureliane rischiano di ricevere meno fondi per la manutenzione. Così, dopo l'annuncio del ministro Franceschini della nascita di un superpolo dei tesori del Centro, dal Colosseo al Palatino, dai Fori alla Domus Aurea, sganciati dalla soprintendenza stessa e affidati a un manager, i mal di pancia nelle stanze della cultura si sono trasformati in una vera e propria battaglia a viso aperto. E il primo a scendere in campo è stato l'assessore alla Cultura del Campidoglio, Luca Bergamo. «Solo il 30 degli incassi del Colosseo dovrebbe servire per tutto, compreso il patrimonio non archeologico della città. Ciò significa meno risorse di oggi». Rispondendo così a Franceschini che aveva affermato: «Ora i fondi per Roma aumenteranno rispetto al passato». Ma vediamo i numeri. Alla Soprintendenza archeologica di palazzo Massimo l'operazione costerà il 70 dei 42 milioni che il bancomat dei biglietti dell'Anfiteatro Flavio ha messo fino ad oggi ogni anno nelle sue casse. Non solo. Prima, 10 dei 18 milioni che andavano ai concessionari sui 60 totali delle biglietterie, venivano spesi per la valorizzazione su progetti concordati indicati dalla Soprintendenza che, in questo modo, arrivava a 52 milioni. Di questi, 15 ne investiva su Colosseo e Foro, più altri 4 di valorizzazione. I restanti 37 milioni circa venivano spesi in lavori, manutenzioni, allestimenti, restauri e ricerca sul patrimonio archeologico, ma anche su altro. Infatti l'ex Soprintendenza ai beni architettonici non aveva nemmeno un euro a disposizione per progetti e lavori. Inoltre, nel 2016 il ministro preleva circa il 20 dei 42 milioni per un fondo di solidarietà per gli altri siti della cultura. Mentre dal 2017 alla Soprintendenza per l'intera Roma, a esclusione di Colosseo, Domus Aurea, Foro Romano e Palatino, verrà assegnato circa il 30 di 36 37 milioni di euro, vale a dire 11 milioni l'anno. Invece al Parco del Colosseo ne andranno 29. Con una perdita netta per la città di 18 milioni. Alla fine del 2016 il soprintendente Francesco Prosperetti aveva attaccato ad alzo zero: «Quando sono arrivato ho trovato le casse vuote, nel 2017 porto 10 milioni di euro. Staccare il Colosseo e renderlo autonomo sarebbe esiziale per la nostra città, significherebbe ritornare a una situazione in cui i monumenti avevano risorse zero». Per i beni a rischio manutenzione si va dalla Città di Gabii sulla Prenestina alla Villa di Livia sulla Flaminia, alle colonne di Traiano e Marco Aurelio. Per non parlare dei lavori su monumenti, chiese e palazzi. Basta ricordare il restauro della Tomba di Giulio II di Michelangelo.