«NAPOLI cerca il riscatto attraverso la cultura, ma ancora fatica a trovarlo ». Parola di Ilaria Borletti Buitoni, sottosegretario del ministero dei Beni culturali con delega all'Unesco. Sarà presente anche lei alle 14 al Maschio angioino per la seconda assemblea nazionale del comitato giovani Unesco che si svolge fino a domenica. Oltre 300 ragazzi tra i 20 e i 35 anni provenienti da tutt'Italia si incontrano per il lancio della compagna promossa dall'Unesco a Parigi: " Uniti per il patrimonio culturale - unite4heritage". In prima linea i giovani, anche attraverso l'uso dei social network. Il presidente di Unesco Giovani, Paolo Petrocelli, lancia la sfida: «Da Napoli partirà un importante piano annuale di valorizzazione tra i giovani dello straordinario patrimonio culturale italiano ». Unesco Giovani ha all'attivo già un centinaio di iniziative nel 2016 all'interno di scuole, università, musei, teatri. Tra gli ospiti il direttore generale Unesco Irina Bokova (in collegamento telefonico), il presidente della commissione italiana Unesco Franco Bernabè e il sindaco de Magistris. Si prosegue domani e domenica nella basilica di San Giovanni Maggiore. «Unesco spiega Buitoni non è solo una targhetta che si mette davanti a un sito culturale, ma è il rispetto dell'identità culturale di quel luogo. Per questo i giovani sono importanti». Due i principali siti Unesco presenti sul nostro territorio: il centro storico di Napoli e Pompei. Per Buitoni «Pompei è entrata in una fase felice. Lo dimostra l'aumento dei visitatori. Non è più il biglietto da visita di un disastro, ma una carta di successo. Il Centro storico di Napoli è invece una questione più spinosa. Si è persa l'opportunità dei fondi europei e il patrimonio culturale necessita ancora di interventi di restauro. Ma soprattutto Napoli non è ancora riuscita a dare come Pompei l'immagine di una città che ha risolto problemi decennali che la attanagliano: in primis, l'illegalità. Ci sono sforzi apprezzabili della società civile. Penso all'esperimento nel quartiere Sanità di padre Loffredo e alla riscoperta del Tunnel borbonico. Ma non ancora sufficienti per capovolgere l'immagine della città». (alessio gemma)