L'appello di Bottini, sovrintendente ai Beni archeologici di Roma: «Va prottetto meglio» Come si proteggono un monumento, una basilica, un'area archeologica senza confini? «Me lo chiedo anch'io come si possa bloccare un kamikaze che vuole colpire un simbolo come il Colosseo, sono preoccupatissimo, ma guai a cedere alla tentazione di chiudere tutto, blindare ogni tesoro della capitale», preoccupato Angelo Bottini, sovrintendente ai beni archeologici di Roma, non nasconde dubbi e timori su come affrontare l'allarme terrorismo, un'auto bomba, uno zainetto carico di esplosivo. E allora come si protegge il Colosseo? «Stiamo studiando tutta una serie di interventi, ma bisogna farlo congiuntamente con le forze dell'ordine, con il prefetto, con persone che conoscono il problema e hanno la capacità di affrontarlo - spiega il sovrintendente - il Colosseo è infatti, secondo me, un luogo simbolo e non solo di Roma, visitato ogni giorno da almeno sedicimila persone, turisti e romani, due requisiti che rendono necessaria una vigilanza ancora più scrupolosa». Anche senza metal detector? «Non ci sono più da un po' di tempo al Colosseo, non servono ad arginare alcune forme di terrorismo. Per questo chiediamo l'aiuto delle forze dell'ordine, di chi controlla il territorio - sostiene il professore Bottini - A Palazzo Vecchio, a Firenze, i metal detector sono in grado di fermare una persona che ha in tasca le chiavi, non se ha nascosto addosso qualcos'altro». Dopo il Colosseo nella classifica dei luoghi a rischio, Angelo Bottini segnalerebbe alcune aree museali, «da proteggere, dunque, ma sempre resistendo alla tentazione di blindare ogni stanza, recintare ogni metro quadrato, perché ogni luogo prezioso di questa città bellissima debba rimanere fruibile». E' un territorio infinito come il patrimonio artistico della città eterna quello da proteggere, «un patrimonio talmente ampio e complesso che è impossibile procedere a un controllo totale antiterrorismo - dice Eugenio La Rocca, sovrintendente ai beni culturali del Comune di Roma - in settimana sono previste altre riunioni con il ministero dei Beni Culturali per individuare e segnalare, insieme, una serie di priorità. Ci sono situazioni complesse e talmente estese che ci obbligano a fare delle scelte, sarebbe come controllare e proteggere ogni casa, ogni strada. Nei musei abbiamo impianti di videosorvegllianza che, non bloccano l'attentatore, ma forse dopo permettono di risalire alla sua identità». E le chiese, le basiliche? A Roma ce ne sono circa un migliaio. Ma si tratta di beni che non hanno una specifica tutela da parte del Vaticano, rientrano tra i tesori protetti dalle forze dell'ordine. «Chi le protegge le basiliche? Quelle sono un bene dell'umanità», spiega il direttore generale del Fondo per il culto, una divisione del ministero dell'Interno che ha una settantina di basiliche, come la chiesa del Gesù, l'Ara Coeli, San Gregorio al Celio, Sant'Ignazio. E aggiunge: «In alcune chiese, quando abbiamo fatto interventi di manutenzione e restauro, decidemmo di installare un impianto di videosorveglianza, alcuni dei quali collegati alla Questura, come nel caso di Santa Maria della Vittoria, a largo di santa Susanna. Adesso, alla luce di quello che sta succedendo, ho chiesto un monitoraggio su tutti i luoghi religiosi, per tutelare persone e cose».