L'assessore alla Cultura della Capitale: "Vogliono creare un patrimonio di serie A che macina soldi e tutto il resto è serie B. Chiedermi di fare il vice non ha spostato la giunta, le turbolenze hanno trovato un equilibrio" "Roma non è un museo per turisti", dice Luca Bergamo. L'assessore alla Cultura della capitale (un passato a sinistra e un presente da vicesindaco della giunta M5S) ha ingaggiato una polemica col ministro Dario Franceschini sulla visione della città: "La sua - sostiene Bergamo nel suo ufficio di piazza Campitelli - guarda al patrimonio della città come un giacimento da sfruttare con la bigliettazione". E la sua visione, invece? "Io credo che questo patrimonio vada integrato il più possibile nella vita della città per produrre un'esperienza che vada oltre l'ora e mezzo che passo a visitare i Fori imperiali. Roma muore col turismo mordi e fuggi". Dunque l'idea di far pagare il biglietto al Pantheon? "È sbagliata perché sottrae un bene che fa parte della vita civile della capitale". E il nuovo parco archeologico voluto da Franceschini? "Va nella stessa direzione con un rischio in più: creare un patrimonio culturale di serie A, il Colosseo, una macchina che macina soldi, e uno di serie B rappresentato da tutto il resto". Il ministro ha detto che le risorse restano a tutela del patrimonio della capitale. "Solo il 30, che servirà per tutto, compreso il patrimonio non archeologico. Ciò significa meno risorse di oggi. I conti non tornano. Ma il problema è la logica che c'è dietro". Cioè? "Colosseo, Fori, Domus Aurea: tutto recintato. Invece di pensare a un grande percorso urbano dal Celio alle Terme di Caracalla si punta a uno strumento commerciale per un turismo veloce". I ricavi servono anche per tutelare opere millenarie. "Sì, ma il denaro che produci così è minore di quello che potresti fare stimolando anche un'imprenditoria innovativa". Oltre alla critica, il Comune che può fare? Ha la gestione della piazza antistante al Colosseo, ad esempio. "Ho letto su Facebook che "si potrebbe mettere una biglietteria alla biglietteria". A parte le battute, Franceschini aveva gli strumenti per decidere in autonomia. Ora però basta con gli atti unilaterali: su Roma si deve decidere insieme". Il suo rapporto col premier Gentiloni è migliore rispetto a quello col ministro? "Con Gentiloni abbiamo lavorato ai tempi della giunta Rutelli ma non parlo con lui da quando sono diventato assessore". Ma il dialogo col governo a che stadio è? "Iniziale". In giunta ha presentato le linee operative per gli enti culturali del Comune. Qual è la filosofia dietro questo atto? "Gli enti culturali finora sono stati un agglomerato confuso che creava disordine e inefficienza. Vanno considerati come un sistema. Il Palaexpo, ad esempio, per anni è stato un pastiche: deve diventare il motore di un polo del contemporaneo e del futuro". E Zètema? "È una struttura tecnica di altissima competenza ma non deve fare programmazione culturale. Non è il suo compito". Lei ha lavorato con Walter Veltroni: cos'è rimasto in città del "veltronismo" culturale? "La struttura, le varie "case" del Jazz, del Cinema. È svanita la forza ed è scomparso quel "gigantismo" che caratterizzava quegli anni e che ha schiacciato potenzialità innovative diffuse". Quel "gigantismo", però, aveva anche un approccio "pop", subito riconoscibile. Voi l'avete questo sguardo "pop"? "Per avere la mia interpretazione di pop basta guardare a come abbiamo costruito il Capodanno: abbiamo fatto suonare le realtà della città senza grandi nomi". Vuol dire che con l'M5S Roma non avrà i grandi nomi? "Ci saranno anche quelli. Anni fa, una mia vecchia idea era quella di portare Al Pacino a recitare il Giulio Cesare nei luoghi in cui si svolge la tragedia. Ora mi piacerebbe Kevin Spacey". La vostra impronta sulla città è già visibile? "Ancora non si vede. C'è un problema di abbrivio da prendere. Stiamo cercando di far partire un treno a mani nude". La sindaca ha detto che ci vorranno altri 6 mesi per vedere i primi frutti del vostro lavoro. "Anche di più di sei mesi". L'altro assessore "di sinistra" della giunta, Paolo Berdini, ha detto che grazie a voi due si è rotto il cerchio dei 5 stelle attorno alla sindaca. "Chiedermi di fare il vicesindaco non ha spostato la giunta. Diciamo che le turbolenze hanno trovato un equilibrio". È già diventato "grillino"? "Ho sempre fatto politica senza legarmi organicamente a nessun partito. Noto, però, in Italia come in Europa s'affacciano movimenti che non nascono da costele di partiti tradizionali e che puntano a far diventare i cittadini "Stato", "governo". Per loro nutro enorme rispetto".