CHIETI C'è una statistica, impietosa per la nostra regione, diffusa in questi giorni dal ministero dei Beni Culturali con grande soddisfazione del ministro Dario Franceschini, riguardo alla aumentata presenza di visitatori nei nostri musei che premia l'Italia con un forte incremento, rispetto ad altri paesi europei che hanno mostrato cifre in ribasso. Si passa dai quasi venti milioni di euro incassati dai musei del Lazio alla cifra di soli 137.164 euro registrati in Abruzzo che è maglia nera, ultima dopo la Liguria e staccata da tutte le altre regioni italiane. Un quadro desolante, reso ancora di più deludente ed anche preoccupante se si va a focalizzare l'attenzione sui musei di Chieti, a partire da quello nazionale, a cui sono toccate davvero briciole di quel misero bottino portato a casa dai biglietti venduti per l'accesso ai musei cittadini. Ma di cosa stupirsi? In Abruzzo e soprattutto a Chieti si è raccolto ciò che si è seminato non preoccupandosi nè di promuovere i nostri musei e siti archeologici e nemmeno della loro manutenzione. Si ricorderanno le polemiche scoppiate la scorsa estate per le chiusure del museo nazionale disposte dalla Soprintendenza Archeologica ed è sempre constatabile la scarsa promozione di quella struttura culturale, come capita alle altre presenti in territorio teatino, statali e non. Eppure a Villa Frigeri, sede del museo, è ospite un pezzo che farebbe la gioia di qualsiasi museo, come è il Guerriero di Capestrano, e ci sono anche altre collezioni di grande valore storico e culturale. Anche il museo archeologico della Civitella meriterebbe una ben diversa promozione. Storia purtroppo nota è quella di Palazzo de Mayo con le sue preziose collezioni di opere d'arte pittorica, chiuso da tempo ai visitatori per le note vicende legate alla crisi della CariChieti. C'è poi il museo Diocesano che è in attesa di tornare alla luce. Fa eccezione, almeno per attività svolta, la Pinoteca Barbella, ma non mancano problemi nemmeno nella gestione di questo bene culturale. Un tempo, quando era ancora in piedi l'Ente Provinciale del Turismo, Chieti e il circondario godevano di più indicazioni riguardanti sia i musei che i reperti archeologici. Erano poi molte le iniziative, spesso rivolte all'estero, per promuovere quel patrimonio. A Juvanum si svolgevano spettacoli teatrali, a Chieti alle Terme, mentre ai Tempietti romani si organizzavano mostre d'arte. Oggi tutto questo è solo un lontano ricordo: promozione zero, per siti come il già citato Juvanum, le spettacolari mura megalitiche di Tornareccio, i templi italici di Schiavi d'Abruzzo e la grotta preistorica del Colle sita a Rapino, in totale abbandono, tanto per citare parte del patrimonio provinciale. Con questa situazione come si poteva sperare in un risultato migliore? Vero è che rispetto al 2015 quando l'Abruzzo incassò dai musei poco meno di 80 mila euro c'è stato un incremento, ma certo le cifre registrate ancora oggi non offrono alcuna soddisfazione. Anzi aumentano le preoccupazioni per il futuro di tutto il nostro patrimonio culturale