Gucci: noi non partecipiamo. Il sindaco di Sesto: pronti a sostenere ogni iniziativa SESTO. Modelli in gesso, cromolitografie su pietra, arredi, lastre in rame incise, impronte in zolfo per cammei e perfino gli Archivi storici della Manifattura: pezzi unici e pregiati, per decenni custoditi nel museo della Richard Ginori di viale Pratese, e che dal 22 febbraio prossimo potrebbero finire nell'abitazione di qualche milionario o in altri musei italiani. Già, perché il giudice fallimentare del Tribunale di Firenze, Rosa Sevarolo, ha stabilito data e ora (le 12) dell'asta giudiziaria in cui verranno venduti in blocco sia lo stabile che dagli anni Cinquanta ospitala collezione che il suo contenuto, fatto di prove, prototipi e opere d'arte accumulate in oltre 200 ani di storia. Si parte da una base di 4.334.700 a cui si potrà aggiungere un rialzo minimo di 15.000 euro. «I beni è riportato nell'atto in cui il giudice dispone l'asta giudiziaria sono di proprietà della società Museo Richard Ginori in liquidazione volontaria e del fallimento Richard Ginori ma sono posti in vendita inscindibilmente tra loro insieme all'immobile». La notizia, come era prevedibile, in città ha sollevato un vespaio di polemiche perché in molti temono che nonostante le petizioni, le prese di posizione da parte di personaggi della cultura, e gli appelli, il museo Richard Ginori possa essere smembrato o, nell'ipotesi più catastrofica, lasciare Sesto. Intanto, dal fallimento del 2013 quella galleria piena di manufatti che si trova a poche decine di metri dallo stabilimento di viale Giulio Cesare è in completo stato di abbandono, con infiltrazioni, muffe, calcinacci ovunque e sudicio. Il giudice fallimentare, nel fissare l'asta, ha comunque precisato che sulla vendita avranno una prelazione lo Stato e l'attuale proprietaria del marchio di porcellane, la Gucci Richard Ginori. Proprio la Grg, ieri, ha fatto sapere che non parteciperà all'acquisto ma che «in caso di riapertura del Museo Richard Ginori, il gruppo Kering conferma il proprio interesse a collaborare con tutti gli attori coinvolti, fermo restando la necessità di un impegno delle istituzioni per la sua acquisizione». E lo Stato? Il soprintendente Pessina prima di esprimersi preferisce parlarne direttamente con il ministero dei Beni culturali e attendere il prezzo definitivo di vendita che, se l'asta dovesse andare deserta, potrebbe abbassarsi notevolmente. «Quel museo esprime l'alto livello e l'alta qualità delle manifatture e noi faremo tutto il possibile per preservarlo. Non lo si può condannare alla scomparsa o allo spostamento. E credo che anche il Mibact si muoverà». E, infine, il sindaco di Sesto Lorenzo Falchi lancia il suo progetto: «Siamo pronti a sostenere ogni iniziativa che vada nella direzione del salvataggio e nel rilancio, anche attraverso forme di gestione come una Fondazione».