Il sindaco Buonajuto: «Investiamo nel sapere e vogliamo vincere questa sfida per il nostro futuro» NAPOLI. Ercolano ci riprova. Il 31 gennaio si saprà se il comune vesuviano sarà capitale italiana della cultura 2018. Ma intanto ieri la delegazione cittadina ha dovuto rispondere ad un'ora e mezza di domande da parte della commissione ministeriale. Un vero e proprio esame: trenta minuti di discussione, un'ora di domande, video, slide. Ovviamente il progetto è completamente cambiato. Mentre la prima versione, quella bocciata, puntava su una sorta di rivincita sociale attraverso la cultura, ora la rotta è completamente diversa. «Siamo una comunità fortunata che ha ereditato bellezze incredibili. Siamo un'amministrazione che investe in cultura e che ha cercato di dare vita alla propria storia ha detto il sindaco Ciro Buonajuto . Vogliamo grazie alla vittoria di questa sfida scrivere il futuro che deve essere di benessere permanente, un futuro di riscatto, intorno alla cultura e al turismo. Possiamo raggiungere questo obiettivo soltanto creando un sistema turistico e culturale omogeneo che comprenda tutti gli attrattori. Vogliamo che la nostra città possa essere conosciuta e ricordata soltanto per la sua bellezza e non per gli aspetti negativi che negli anni l'hanno caratterizzata». In sostanza Ercolano ha presentato il progetto del più grande «museo a cielo aperto» d'Italia. Ovvero mettere a sistema le 121 ville vesuviane, il Palazzo Reale di Portici, gli Scavi di Ercolano, il Vesuvio, le chiese tra le quali la basilica di Pugliano (la più antica dell'area vesuviana), il Mav e il museo all'aperto del Vintage (meglio noto come le pezze di Pugliano). Ovviamente un focus particolare riguarda gli Scavi: nel 2016 sono ripresi i lavori voluti da Packard (magnate che finanzia il parco archeologico) per unire la città antica con la nuova, attraverso una strada e una piazza adiacente alla Villa dei Papiri. «L'ambizione del progetto è quella di partire da quanto ereditato ancora il sindaco , dalla bellezza del nostro territorio, dal presente e dal futuro. Vincere significa regalare una speranza di riscatto ad un territorio che ha il 70 per cento di disoccupazione giovanile ed è stato condizionato dalla presenza della camorra. Significa cambiare radicalmente». Per il progetto si punta ovviamente ad una sinergia con i comuni di Portici, San Giorgio a Cremano, Torre del Greco e con gli enti che gestiscono i siti. Non c'è dubbio che l'amministrazione è particolarmente tenace nel proporsi per la seconda volta. E se la dovrà vedere con Alghero, Aquileia, Comacchio, Erice, Montebelluna, Palermo, Recanati, Settimo torinese e Trento. In totale dieci città finaliste per il titolo di Capitale italiana della cultura per il 2018 scelte all'unanimità dalla giuria presieduta da Stefano Baia Curioni tra le 21 città partecipanti. Alla vincitrice verrà assegnato un contributo di 1 milione di euro e l'esclusione delle risorse investite nella realizzazione del progetto dal vincolo del patto di stabilità. Appuntamento il 31 gennaio per la proclamazione. «Il nostro futuro è questo: cultura e turismo, c'è poco da girarci intorno. Per farlo serve anche un'opportunità come questa», parola di sindaco.