Il vicesindaco della Capitale contesta la decisione annunciata dal ministro per i Beni culturali di istituire un nuovo parco archeologico che comprenda l'Anfiteatro Flavio e i Fori "Poche ore fa il ministro Franceschini ha annunciato la nascita di un nuovo ente per la gestione del Colosseo e dei Fori, che diventano un parco archeologico, insieme alla costituzione di un'unica Soprintendenza speciale incaricata della tutela e della valorizzazione del restante patrimonio culturale statale di Roma. Ci sono stati contatti nei giorni scorsi con Franceschini, abbiamo espresso con chiarezza le reciproche vedute che restano diverse. Mi auguro di parlare con il ministro nei giorni a venire per discutere quali correttivi possano essere adottati per mitigare i probabili effetti negativi della decisione. Sono convinto che la scelta sia infelice". Arriva così, con un post pubblicato sul suo profilo Facebook, la gelida reazione del vicesindaco e assessore alla Crescita culturale di Roma, Luca Bergamo, rispetto alla nascita del nuovo Parco archeologico del Colosseo. Una novità annunciata ieri dal ministro per i Beni culturali, Dario Franceschini. "Roma ha un immenso patrimonio che, solo se valorizzato nella sua interezza, può essere davvero un fattore fondamentale per lo sviluppo della Capitale, il volano di una nuova immagine dell'Italia nel mondo e fonte di felicità per i cittadini - scrive ancora Bergamo - questo patrimonio è integrato nel tessuto urbano, incredibilmente diffuso e gravemente in sofferenza quasi ovunque, eccetto nelle aree trasformate in attrattori turistici primari: il Colosseo e i Fori, innanzitutto. Che, però, sono anch'essi parte integrante del tessuto urbano, nulla a che vedere con Pompei o la Reggia di Caserta. Anzi, una vera trasformazione urbanistica del centro di Roma deve necessariamente prevedere che molta parte di ciò che oggi è recintato possa essere attraversato liberamente, a piedi, senza pagare biglietti. Biglietti che invece dovrebbero regolare l'accesso ai monumenti o aree di particolare attrazione come il Colosseo e i luoghi del Palatino. Dunque, un incredibile spazio pubblico, un parco per e nella città, un unicum nel mondo che lega storia e vita contemporanea". Ma oltre all'aspetto culturale, Bergamo contesta anche la scelta dal punto di vista gestionale. "Affidare a un gestore la good company, la macchina che attrae e macina ricavi (il Colosseo), e a un altro gestore il resto (oggi parente povero) non motiva il primo a sviluppare una strategia di gestione capace di creare valore sul resto. Anzi, è facile prevedere una certa competizione, mentre la valorizzazione del patrimonio di Roma richiede una programmazione integrata. Riconosco al ministro di essersi impegnato a destinare automaticamente il 30 per cento degli introiti netti del parco alla nuova Soprintendenza speciale di Roma. Ma domando: perché non oltre il 50 per cento, visto che oggi questa è la percentuale che rimane a Roma al netto dei costi di gestione e della quota ripartita al ministero?". "La scelta annunciata risponde a una logica che non posso condividere: considerare il Colosseo e i Fori come una macchina a prevalente servizio di un'offerta che, purtroppo, asseconda il consumo mordi e fuggi del turismo a Roma. Se Parlamento e ministro avessero avuto meno fretta, avremmo potuto esplorare strade nuove per dare consistenza allo statuto di Capitale su questo tema. Ad esempio, con un organo unitario investito della tutela e della valorizzazione sull'intero territorio di Roma, nel cui seno costituire un ramo dedicato alla gestione del parco archeologico. Prendere atto della unicità di Roma e del suo immenso potenziale per metterlo a supporto dell'intero Paese richiede più ambizione. La strada tracciata con l'accordo di valorizzazione tra Stato e Roma è un passo di corto respiro perché si concentra solo sul centro e non coinvolge l'immensa riserva di ossigeno che affiora a ogni angolo della città".
la Repubblica
11 Gennaio 2017
Roma, Bergamo contro Franceschini: "Sul Colosseo scelta infelice"
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