Eletto Carlo Ripa di Meana ma l'associazione ambientalista si spacca, rinviata la conta dei voti ROMASi deciderà tra sei mesi il futuro di Italia Nostra. Dopo l'elezione a presidente di Carlo Ripa di Meana, osteggiata da una trentina delle sezioni più attive e scattata sabato pomeriggio, il confronto tra le due anime della più antica associazione ambientalista italiana si annuncia burrascoso: la conta dei voti è stata rimandata al congresso previsto all'inizio del prossimo anno. Proprio al momento di raggiungere il traguardo del mezzo secolo, Italia Nostra sta conoscendo una stagione di polemiche interne alla quale non era abituata. Le tensioni sono esplose un mese fa con le dimissioni della presidente Desideria Pasolini dall'Onda, dell'urbanista Gaia Pallottino, segretario dell'associazione, e di otto esponenenti del consiglio direttivo tra cui Vezio De Lucia, Gianfranco Amendola, Arturo Osio. Il ribaltone ha portato alla segreteria Giuseppe Giliberti. E l'ipotesi di una presidenza Ripa di Meana ha suscitato un'immediata e violenta reazione di trenta sezioni. La «resistenza» è motivata dall'esito delle ultime elezioni del consiglio direttivo in cui l'ex commissario Ue ed ex ministro dell'Ambiente si era piazzato solo al sedicesimo posto, ma probabilmente anche dalle posizioni estremamente radicali contro l'eolico assunte da Ripa di Meana. L'ex ministro dell'Ambiente, appena eletto, ha sostenuto invece che alla base del dissidio ci sono solo «contrapposizioni di vedute sul risanamento dei conti e della gestione». Ma sembra difficile che riesca a recuperare il rapporto con i dissidenti.