L'austriaco Assmann ha rilanciato Palazzo Ducale: più sponsor e comunicazione «Qui a Mantova ormai ci comportiamo come un grande museo internazionale. Una continuità nell'offerta delle mostre, l'apertura di uno spazio per l'arte contemporanea in dialogo con i nostri tesori, la costante riscoperta dell'immensità degli spazi perché molte delle 950 stanze sono rimaste chiuse per anni e finalmente ora mostrano tutto il loro splendore, l'iniziativa della scultura in piazza». Il direttore del Palazzo Ducale di Mantova, lo storico dell'arte (e artista contemporaneo) austriaco Peter Assmann, 52 anni, uno dei 20 «stranieri» nominati nell'agosto 2015 da Dario Franceschini (in mezzo a mille polemiche) alla guida di alcuni tra i grandi musei italiani, è l'uomo simbolo dello straordinario 2016 culturale italiano che ha chiuso con 44,5 milioni di ingressi e 172 milioni di incassi, 1,2 milioni di visitatori in più e un aumento di introiti di 18,5 milioni rispetto al 2015. Dice Franceschini: «È il terzo anno consecutivo di crescita, da 38 milioni di biglietti nel 2013 registriamo quindi 6 milioni di visitatori in più nel triennio con un incremento di incassi del 15 e quindi 45 milioni di risorse in più». La ricetta vincente La direzione Assmann a Mantova ha portato il Palazzo Ducale a scalare ben 11 punti nella classifica delle collezioni più visitate in Italia: ora si trova al 16, superando la Pinacoteca di Brera a Milano (in leggera flessione, da 322.372 biglietti nel 2015 a 311.311 nel 2016), il Museo Nazionale Romano, gli scavi di Ostia Antica (in calo), persino Paestum, che è comunque in crescita. Palazzo Ducale a Mantova, che nel 2016 è stata Capitale italiana della Cultura, ha totalizzato 367.470 visitatori con un secco 51 rispetto al 2015 grazie a una politica espositiva culminata col gran successo della mostra su Albrecht Dürer e ai suoi rapporti con l'arte italiana, in particolare col Mantegna, che chiude proprio oggi. No al mordi e fuggi Se si chiede ad Assmann quanto conti il «non essere italiano» in tutta questa storia, risponde così: «Non è un fatto di nazionalità. Ma noi direttori chiamati "stranieri" veniamo da una diversa prospettiva museografica e museologica. In Italia lo storico legame con le sovrintendenze ha prodotto una cultura molto attenta alla tutela e assai meno alla comunicazione. Noi non italiani siamo istintivamente attivi, ci dirigiamo verso i bisogni dei visitatori, dialoghiamo costruttivamente con gli sponsor e gli stessi media. Mettiamo, insomma, al centro di tutto la società, che è l'obiettivo della nostra offerta culturale». Il suo rapporto con la città? «Si sa che la polemica è uno sport molto amato in Italia, ma ora Mantova ha capito che il suo museo è una formidabile locomotiva di turismo e di traino economico. Ed è soprattutto bello constatare che il turismo in Italia non è più solo quello mordi-e-fuggi tra Firenze, Roma e Venezia. Si scopre che l'orizzonte della cultura italiana è ben più ampio, che si può vivere una meravigliosa esperienza anche nel nostro Palazzo dei Miracoli tra Rubens, Raffaello, ovviamente Mantegna». Prossimo appuntamento? «Una grande mostra, nell'aprile 2017, sullo Spettacolo del Mangiare, legata alla Lombardia Orientale come Regione Europea della Gastronomia 2017». Italia su, Europa giù Il dato complessivo italiano è in controtendenza rispetto all'Europa: il Louvre di Parigi, per la contrazione dovuta al calo di turismo dopo gli attentati, ha chiuso il 2016 con un -15. Stravince la gara italiana il Pantheon di Roma (gratuito ma con controllo agli ingressi) con 7.4 milioni di visitatori e un aumento di mezzo milione. Per la prima volta il circuito Colosseo-Foro Romano-Palatino, comunque in vetta alla classifica dei luoghi culturali a pagamento, registra un lieve decremento: 6.408.852 ingressi contro i 6.551.046 del 2015, un 2 in meno, dovuto ai controlli per il terrorismo. Ma c'è un altro dato: grazie al biglietto unico, aumenta di 1,5 milioni il numero di chi non si limita ad ammirare solo il Colosseo ma prosegue al Foro Romano e al Palatino. Spiega il soprintendente per il Colosseo e l'area archeologica di Roma, Francesco Prosperetti: «Abbiamo registrato correlazione tra la tempistica di alcuni attentati e il calo di visitatori nelle settimane successive. È accaduto dopo gli attacchi di Bruxelles a marzo, di Nizza a luglio e dopo Istanbul. E poi c'è il rallentamento da sicurezza. Tutti i 6.408.852 visitatori sono stati sottoposti a metaldetector e videoispezione dei bagagli. Ritengo un successo l'incremento al Foro-Palatino grazie alle visite notturne, alla nuova illuminazione, all'apertura di un gioiello come Santa Maria Antiqua».