A lezione di ricostruzione nella cittadella medievale rinata pietra su pietra. I presidenti dei consigli regionali dell'Umbria e dell'Abruzzo, Donatella Porzi e Giuseppe Di Pangrazio, ieri sera, in una Venzone spazzata dal vento, hanno voluto sapere tutto sul concetto di anastilosi e sul consolidamento delle facciate rimaste miracolosamente in piedi dopo il terremoto del 1976. Hanno seguito con attenzione le spiegazioni della guida, Aldo Di Bernardo, e di monsignor Roberto Bertossi, per poi rivelare l'intenzione di applicare lo stesso metodo nella ricostruzione della basilica di San Benedetto di Norcia. Alla vigilia della messa del tallero alla quale parteciperanno oggi a Gemona, i due amministratori dell'Italia centrale, accompagnati dal presidente del consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Franco Iacop, sono stati accolti dal sindaco, Fabio Di Bernardo, in municipio. In prima battuta, hanno chiesto chiarimenti sulla gestione dell'emergenza, in particolare sull'installazione dei prefabbricati. Come 40 anni fa, l'obiettivo resta quello di non snaturare le comunità. Ma negli occhi dei due presidenti arrivati dalle zone terremotate, lo stupore più grosso è emerso in duomo. Di fronte alla maestosità del monumento e alle immagini della distruzione, Porzi e Di Pangrazio hanno toccato con mano che ricostruire si può. L'analogia tra quello che era rimasto del duomo di Venzone nel 1976 e la facciata ingabbiata della basilica di Norcia è fin troppo evidente. Ecco perché i due presidenti si sono soffermati sulle pareti fuori piombo, sul consolidamento attraverso i micropali, sullo sgombero controllato delle macerie e sul progetto presentato dalla Fabbriceria che ha avuto la meglio su quello della Soprintendenza alle belle arti. Dettagli tecnici e operativi che Venzone mette a disposizione delle comunità ferite. «Se a Firenze c'erano gli angeli del fango, qui - ha sottolineato Aldo Di Bernardo - gli angeli delle macerie hanno bloccato le ruspe e lo sgombero delle macerie». Dopo l'emergenza, nella ricostruzione di Venzone fu determinante la capacità della comunità decisa a rifare la cittadella dov'era e com'era, di interfacciarsi con il ministero dei Beni culturali, la Chiesa, il Comune e tutti coloro che si battevano per la rinascita del monumento nazionale. Nella navata con i segni del terremoto ben evidenti, Porzi e Di Pangrazio hanno fatto propri quegli insegnamenti per applicarli nei comuni distrutti dell'Umbria e dell'Abruzzo. «In questo momento serve riflessione, attenzione e rispetto per i luoghi. La ricostruzione è l'ultimo tassello di un percorso che deve puntare sulla partecipazione perché tanto più importante è la considerazione tanto è più forte il legame tra le parti». Il presidente dell'Abruzzo non ha dubbi: «L'esperienza di Venzone va ripetuta anche nell'Italia centrale». Con altrettanta determinazione l'ha ribadito anche la presidente del Consiglio regionale dell'Umbria. L'ha fatto ricordando che nella sua regione le scuole e il patrimonio culturale hanno registrato danni ingenti. Ma la comunità reagisce. Nelle ultime settimane tutti hanno lavorato senza sosta per riaprire il corso di Norcia che conduce nella piazza con la facciata della basilica ingabbiata tra i ponteggi. «Riaperta la chiesa di Santa Rita da Cascia - ha aggiunto Porzi -, la nostra priorità è sistemare le scuole». La visita si è conclusa nel museo Tieremotus, dove i due amministratori hanno ricevuto dal primo cittadino e presidente dell'Associazione dei Comuni terremotati e dei sindaci della ricostruzione del Friuli, Fabio Di Bernardo, il volume che raccoglie tutte le leggi applicate nella ricostruzione del Friuli. Questo perché, come ha sottolineato Iacop, «a 40 anni dal sisma, il Friuli mette a disposizione di tutti la filosofia della ricostruzione». E Di Bernardo ha concluso: «Applicando il nostro metodo ricostruire si può».