Il caso del castello non è isolato. Oltre gli scempi non c'è progettualità L'ABBATTIMENTO nei recenti giorni festivi dei pini del giardino dell'antico castello di Bari suscita scalpore. Contro il Comune protestano i cittadini, gli attivisti dell'associazione formatasi di recente per un'altra cattiva condotta sempre in zona (l'ampliamento degli uffici del ministero delle Infrastrutture in danno del giardino circostante) e finanche i tecnici della Soprintendenza, che hanno gli uffici nel castello e quindi vedevano e vedono bene ciò che accade intorno, lamentando un taglio ben più invasivo rispetto all'autorizzato. Davvero una omerica ira funesta si abbatte da un po' sul magro verde di Bari: settimane fa sono cadute le palme di via Sparano, mesi fa sono caduti gli alberi che svettavano lì dove oggi sono tante rotatorie per auto, da poco più tempo sono caduti gli alberi centenari della centrale piazza Cesare Battisti, per lasciar posto a un autosilo. Curioso vi sia sempre una spiegazione tecnica mai culturale e di comunità per quanto accade, sempre presentato come un rischio meccanico.