SONO un'insegnante di inglese, da molti anni in un liceo di Bologna. Durante le vacanze di Natale il mio compagno e io ci siamo recati a Pompei. Siamo partiti presto. All'entrata ci aspettava una lunga fila perché erano funzionanti solo due postazioni per fare i biglietti ma il pubblico, per la maggior parte stranieri, era folto. All'inizio il percorso era agevole anche per invalidi e famiglie con bambini, ma il sito archeologico è enorme e ben presto il percorso facilmente fruibile si è interrotto e si sono presentati alti dislivelli. Il sito è grandioso, un museo a cielo aperto che abbiamo visitato con occhi meravigliati da bambini. Siamo rimasti cinque ore, fino alla chiusura. Il bagno, ahimè, era pieno di gente con una lunga fila, le toilette delle donne erano inagibili. Il punto ristoro, segnalato come luogo di specialità italiane, era chiuso. Mi guardo intorno, turisti stranieri disorientati. Avevo già visitato Pompei 17 anni fa. Ora è più pulito, in ordine, ci sono più guardiani e domus aperte e restaurate. Però molto di più si potrebbe fare, non mi accontento. Ho viaggiato tanto e ci sono esempi da seguire, basta copiare. Negli Stati Uniti i parchi hanno aree picnic ben attrezzate. Ci sono tavoli e panche per sedersi, bidoni della spazzatura, gabinetti puliti e funzionanti. In tanti Paesi, anche europei, ci sono spazi museali interattivi. Perché non farne anche lì, con filmati, cartine, fotografie e spiegazioni sulla storia della città che è così interessante anche per i bimbi. Anche la cartina che ci hanno dato potrebbe essere migliorata, come la segnaletica che non ci è parsa utile. Se il sito offrisse di più, in termini di organizzazione, pulizia, servizi, luoghi ricreativi e didattico-culturali, personale, si potrebbe aumentare anche il costo del biglietto perché Pompei è un luogo unico al mondo e 11 euro è un prezzo ridicolo. Ma, sfortunatamente, così è... il nostro Paese. Miriam Stagni Bologna