Si rivolgono «a chi può, alla Regione, all'università, agli enti di beneficenza» per «poter proseguire gli studi su queste ossa e stabilire chi erano veramente i nuragici, che cosa mangiavano. Perché un cranio di donna, tra i 50 e i 60 anni, ha ancora intatti tutti i denti? Era una donna che vendeva salute? Una Naomi Campbell nuragica che vagava nei dintorni della tholos dell'Orco? Perché aveva scelto di vivere in un incontaminato Eden fra rocce e ruscelli con le acque splendenti come il vetro?». Gianni Zanda, settantenne, presidente del Gruppo Grotte Ogliastra che ha la sua sede a Perdasdefogu al primo piano delle vecchie (e belle) scuole elementari di "Piss'e taccu", crede che «molti altri segreti dei nostri antenati possano essere svelati dalle indagini degli archeologi e degli antropologi. L'ottimo stato di conservazione dei reperti di Tuèri, con l'uso delle nuove tecnologie, può contribuire a scrivere pagine inedite della nostra civiltà». Finora oltre che negli atenei di Milano, Ferrara e Firenze, se ne sono occupati all'università di Cagliari con collaborazioni di 007 della scienza in tutto il mondo: le ossa di Tuèri hanno interessato ricercatori della Southern Illinois University, l'American Journal of Human Biology di Boston, l'istituto Ludwig-Maximilian di Monaco, la Soprintendenza dei beni archeologici del Lazio. «Occorre continuare perché la ricerca scientifica non ha confini». E mettere insieme conoscenze archeologiche con quelle geologiche e botaniche. Il Gruppo Grotte Ogliastra, col centro di Perdasdefogu, si è imposto all'attenzione degli amanti della natura soprattutto per le visite guidate al canyon di "Sa brecca de is tàpparas", una diàclasi montagna spaccata lunga quattrocento metri, alta mediamente 40 metri, ricca di vegetazione e, in particolare, di felci nane. Questa eccellenza geologica è all'interno del parco naturalistico di Bruncu Santoru dove si trovano alcune cascate di porfidi fra le più imponenti d'Europa. È la zona dove lo scultore Pinuccio Sciola pochi mesi prima di morire aveva proposto di creare "La terrazza del silenzio" per «poter leggere un libro, un giornale, una poesia senza sentire alcun rumore se non quello del vento, delle acque del Rio Su Luda osservando il volo dell'aquila, della poiana e della ghiandaia».