TENERE viva la memoria sulla grande tragedia dell'Olocausto è la missione principale dell'opera di Lodovico Belgiojoso e Pupino Samonà che ormai quasi un anno fa arrivò da Auschwitz a Firenze accolto con entusiasmo da Comune, Regione, ministero, associazioni dei deportati. Da quel primo febbraio 2016 però è la memoria stessa della presenza del memoriale, dopo 11 mesi ancora imballato, che sembra essersi perduta. E mentre i tempi per portare in fondo l'operazione appaiono ancora molto lunghi arriva l'alert della Soprintendenza. Con una lettera l'ente per la tutela nelle scorse settimane ha avvertito Palazzo Vecchio che le tele e il legno che compongono l'installazione devono essere rimosse al più presto dalle scatole per non sciuparsi. Corrono il rischio di ammuffire. E per gli uffici comunali ora scatta la corsa. Fin qui riunioni su riunioni, burocrazia e discussioni ma ancora pochi passi avanti. Ma ora la Soprintendenza cambia i programmi. Il materiale dovrà essere rimosso dalle scatole per evitare danni irreparabili. L'Opificio delle Pietre Dure nel frattempo eseguirà lavori conservativi. E molto presto ma comunque non prima di settembre dovranno partire i lavori di rifacimento dello spazio che dovrà accogliere l'opera, l'Ex 3 a Gavinana. Sarà almeno realizzato il soppalco su cui il memoriale sarà rimontato e potrà partire il vero restauro. Non è detto che in questa fase, verosimilmente da fine 2017, piccoli gruppi non possano iniziare a visitare il memoriale. Per il nuovo polo della memoria con gli spazi didattici e multimediali invece ci vorrà molto tempo. Se una delle speranze della prima ora fu che tutto fosse finito in 2 anni, ora che uno se ne è già andato da Palazzo Vecchio si fa sapere che l'obiettivo è restituire il memoriale al pubblico «entro la fine del mandato», giugno 2019. Quindi, salvo colpi di scena, altri due anni e mezzo. C'erano il sindaco Dario Nardella, il governatore regionale Enrico Rossi, il presidente nazionale dell'Associazione deportati Dario Venegoni e l'allora sottosegretario del Mibact Borletti Buitoni ad accogliere il memoriale la mattina che arrivò, dopo due giorni di viaggio in tir dalla Polonia. Il sogno di offrire ai fiorentini ma anche al pubblico italiano l'occasione di visitare quell'opera dedicata a tutti gli italiani caduti nei campi di sterminio, che ad Auschwitz non era più visibile dal 2011, sembrò una prospettiva raggiungibile. E invece è dura. Da febbraio 2016 la commissione mista incaricata di seguire l'operazione si è riunita due volte, la terza lo farà gennaio, prima della giornata della memoria del 27. Se tutto andrà bene stabilirà i criteri del bando di idee per l'allestimento: l'opera d'arte firmata da Belgiojoso e Samonà, con ambientazione sonora di Luigi Nono e commento letterario di Primo Levi, non dovrà essere un "pezzo" isolato. Da decidere la formula per la visita: Nardella vorrebbe fosse gratis salvo che per mostre o eventi. La Regione principale finanziatore, insieme al Comune, di un progetto da 3 milioni sta seguendo l'iter; il ministero dei beni culturali sovrintende. Quando sarà completato l'allestimento, rivedremo quel tunnel metafora dell'incubo dei deportati, all'interno del quale i visitatori potranno entrare: una spirale animata da dipinti, parole e musica dal titolo «Ricorda cosa ti hanno fatto ad Auschwitz».