L'assessore respinge le critiche: valorizzeremo l'etnografia. Simoni: periferie penalizzate I poli museali potranno diventare quattro, introducendo quello dell'etnografia. E i soldi ai singoli musei continueranno a essere attribuiti dalla Provincia, non dal museo capofila come Muse o Mart. Tiziano Mellarini, assessore alla cultura, apre a modifiche sulla riforma del comparto. Critico Simoni (Progetto Trentino). Riforma della cultura, Mellarini apre a modifiche: nessun «prendere o lasciare», valorizzeremo l'etnografia «I soldi arriveranno ancora dalla Provincia, non li fisseranno i direttori. Ma occorre programmare l'attività» TRENTO. I poli museali potranno diventare quattro, introducendo quello dell'etnografia. E i soldi ai singoli musei continueranno a essere attribuiti dalla Provincia, non dal museo capofila come Muse o Mart. Tiziano Mellarini, assessore alla cultura, entra nel merito della riforma che sta facendo discutere l'intero comparto. «Non è una proposta "prendere o lasciare"», spiega. Il disegno di legge di riforma delle attività culturali sta suscitando impressioni contrastanti tra gli addetti ai lavori. Uno dei punti più controversi riguarda la creazione dei tre poli museali: scienze e cultura materiale, con il Muse capofila sovraordinato anche al museo degli usi e costumi della gente trentina; contemporaneità; storia e arte. Lo schema potrà cambiare? «Il direttore del museo del museo degli usi e costumi della gente trentina, Kezich, è l'unico vero critico. Vorrei chiarire che nessuno vuole togliere spazio, importanza e forza all'etnografia. Da parte mia c'è totale apertura, non dico "prendere o lasciare" sull'attuale testo. La prossima settimana inizia l'iter in commissione, poi avremo le audizioni; non sono chiuso alle critiche, soprattutto se costruttive. È in atto una contrazione delle risorse pubbliche ma, oltre a coltivare la dimensione regionale e interregionale, ad esempio con la danza o l'orchestra Haydn, vogliamo valorizzare i tanti scrigni che abbiamo sul territorio. Nessuno ha intenzione di sminuirli». Quindi i poli potranno diventare quattro? Potrà nascere il polo dell'etnografia? «Sì, potrebbe. Valorizzeremo anche gli ecomusei». Al di là delle proteste di Kezich, fa molto discutere nell'ambiente il cambio di schema. Prima la Provincia si rapportava con ciascun soggetto; dopo la riforma, si rapporterà con il capofila di ogni polo museale. La gerarchia tra musei e relativi direttori, specie quando si devono distribuire risorse, nell'ambiente viene già percepita come problema. «Come ha fatto notare al vostro giornale il direttore del Mart, Maraniello, alcune forme di razionalizzazione sono già in corso. Vorrei spiegare una volta per tutte che la Provincia non darà il budget al museo capofila di ciascun polo; non sarà il direttore del museo capofila, dunque, a distribuire le risorse agli altri musei del polo. Le risorse continueranno a essere distribuite dalla Provincia». Allora a cosa serve creare i poli? «A far sì che ogni settore realizzi una programmazione delle attività evitando sovrapposizioni, definendo il calendario degli eventi, organizzando una promozione coordinata. I direttori devono parlarsi su queste cose. Allora sì che si riduce la frammentazione». Due questioni sugli spettacoli. La riforma prevede che il Centro Santa Chiara promuova, programmi e produca spettacoli su tutto il territorio provinciale: in periferia c'è perplessità. Secondo punto: i contributi del fondo per lo spettacolo saranno erogati per progetti triennali. Le realtà meno strutturate dovranno rientrare in tale programmazione? «Non tutto sarò organizzato dal Centro Santa Chiara. Quanto alla programmazione triennale, anche i finanziamenti saranno triennali. Del resto si sa che le boutade danno risposte una volta sola». Lei propone che nel settore degli spettacoli i progetti finanziati, dopo essersi conclusi, siano valutati in base agli esiti. Come saranno misurati? «Chiameremo degli esperti e la loro valutazione sarà qualitativa, la cultura non può essere solo spettatori e incassi».