VERONA. Un «riscatto» da un milione all'Ucraina, versato dal governo italiano sotto forma di aiuti umanitari, per ottenere il ritorno a Verona dei quadri di Castelvecchio? A fine 2016 scoppiò la polemica, con l'inizio del 2017 si muove la procura: a chiedere con un esposto-denuncia di «fare chiarezza su una vicenda dai troppi contorni oscuri» si è fatto avanti l'avvocato Massimo Belligoli, che si è recato di persona dal procuratore reggente Angela Barbaglio. VERONA. Un «riscatto» da un milione all'Ucraina, versato dal governo italiano sotto forma di aiuti umanitari, per ottenere il ritorno a Verona dei quadri di Castelvecchio? A fine 2016 scoppiò la polemica, con l'inizio del 2017 si muove la procura: a chiedere con un esposto-denuncia di «fare chiarezza su una vicenda dai troppi contorni oscuri» si è fatto avanti l'avvocato Massimo Belligoli, che si è recato di persona dal procuratore reggente Angela Barbaglio. «Verificheremo gli atti con attenzione - annuncia il magistrato -. In ogni caso, ritengo che la competenza territoriale spetti ai colleghi di Roma, visto che viene chiamato in causa il governo centrale». Ad accendere la miccia fu Stefano Valdegamberi, consigliere regionale della lista Zaia, lo stesso governatore sentì «puzza di bruciato» mentre la Lega Nord ventilò un'interrogazione parlamentare. «Tesi di politici pagliacci» tuonò invece il sindaco Flavio Tosi e una portavoce del Programma Alimentare Mondiale, destinatario di gran parte delle risorse stanziate dal ministero per le regioni dell'est dell'Ucraina (700 mila euro, il resto all'Unicef), smentì il fantomatico «riscatto» chiarendo che «i soldi non vanno al governo ucraino, il progetto è gestito direttamente da noi con il supporto di alcune ong locali e agisce sia nelle zone controllate dal governo ucraino sia in quelle non controllate». Si tratterebbe quindi di denaro destinato non solo a Kiev ma anche ai filo-russi di Putin. Eppure il caso non è ancora chiuso e finisce adesso nelle mani della procura scaligera, dove si è appena deciso di archiviare (dietro richiesta dello stesso denunciante) l'inchiesta che venne aperta un mese fa circa la ritardata restituzione dei quadri per effetto dell'esposto dell'avvocato Guariente Guarienti. Sui capolavori rientrati il 21 dicembre, dunque, per un fascicolo che si chiude un altro viene aperto. E sempre sulla base dell'esposto di un legale: nero su bianco, l'avvocato Belligoli rimarca come «le opere d'arte solo dopo 7 mesi e mezzo sono state restituite al legittimo proprietario e il motivo di questo ritardo mai è stato giustificato, se non con generici motivi burocratici». Ancora: «Dai mass media, si apprende che sarebbe stato donato dal governo italiano all'Ucraina un milione di euro a titolo di aiuti umanitari», ragion per cui il legale veronese «quale privato cittadino si pone e pone all'attenzione della procura alcune questioni», partendo da quella di «accertare se il lascito o donazione sia in effetti avvenuto, e se questo sia stato disposto con il rispetto della normativa in vigore». In secondo luogo, verificare se la «donazione» possa essere messa «in qualche modo in correlazione con la restituzione dei quadri rubati stante la quasi contestualità con la restituzione, accertando incidentalmente i motivi del ritardo nella restituzione stessa». Secondo il legale, «ragioni di giustizia sostanziale esigono che sia fatta chiarezza su quanto accaduto anche nell'interesse delle persone coinvolte al fine che qualora il lascito non fosse stato fatto o non fosse correlato alla restituzione ciò venga dichiarato togliendo ogni ragione di dubbio alla pubblica opinione».E la parola finale verrà dai pm.