L'itinerario creativo di Paolo Monti in 200 fotografie Al centro, lo studio delle città, da Venezia a Milano C'è tempo fino al 12 marzo per visitare la mostra «Paolo Monti. Fotografie 1935-1982» nelle Sale dell'Antico Ospedale Spagnolo al Castello Sforzesco. Una mostra importante, obbligatoria, di oltre 200 immagini che presenta al pubblico milanese una selezione di opere che ricostruiscono l'itinerario creativo di uno dei più rilevanti fotografi italiani del secolo scorso. I curatori Silvia Paoli e Pierangelo Cavanna hanno realizzato una scrupolosa indagine nelle circa 240.000 fotografie dell'Archivio Paolo Monti (di proprietà della BEIC, Biblioteca Europea di Informazione e Cultura) per arrivare all'attuale proposta espositiva che contribuisce a riportare l'attenzione sull'opera di questo maestro. Paolo Monti (Novara 1908 Milano 1982) si laurea in Bocconi nel 1930 e inizia quindi una carriera amministrativa che lo porterà a lavorare in diverse città d'Italia. A Venezia, circa nel 1945, mette a fuoco il suo interesse per la fotografia. Scriverà, come ricorda Silvia Paoli nel testo del catalogo (Silvana Editoriale) che «Il tempo della fotografia» coincide con il «tempo» a Venezia, ma alla pratica fotografica amatoriale Monti affianca da subito la riflessione teorica, il bisogno di confrontarsi con altri che come lui approfondiscono la conoscenza di quanto negli stessi anni avviene nel mondo. Nel 1948 Monti figura fra i soci fondatori del Circolo Fotografico La Gondola, ancora oggi felicemente attivo. Nel 1953, a 45 anni, si trasferisce a Milano, decide di abbandonare la carriera di dirigente amministrativo e di affrontare le incognite della professione di fotografo. Ha già maturato la sua visione, esercitata a lungo nelle calli veneziane, e a Milano può da subito dedicarsi a lavorare per la Triennale, per gli studi degli architetti, per i Musei del Castello Sforzesco. Attento allo sviluppo delle città e al paesaggio urbano, il suo linguaggio risente inizialmente della lezione della fotografia umanista ma contemporaneamente è consapevole delle sperimentazioni della Subjektive Fotografie tedesca e conosce in profondità i maestri della fotografia americana. Nel 1968 inizia una fondamentale campagna di rilevamento del centro storico di Bologna e di altre città dell'Emilia-Romagna, secondo un modello interpretativo destinato a diventare un'imprescindibile lezione di visione, punto di partenza per quanti, dopo di lui, si dedicheranno allo studio delle città. Nel corso degli anni, poi, Monti affiancherà alla professione e alle sperimentazioni (in mostra anche un'inedita selezione di suoi chimigrammi) l'insegnamento, all'Umanitaria di Milano, all'Accademia di Belle Arti di Bologna e quindi, prima cattedra di fotografia in Italia, al Dams sempre a Bologna. In mostra vengono proiettati anche alcuni filmati poco conosciuti: il primo incontro nazionale di fotografia a Verbania (1969), la documentazione del lavoro di Monti a Ferrara (1974), un'intervista realizzata da Carla Cerati per la Rai (1981).