Il polo universitario di Piandanna, costato 50 milioni di euro, criticato duramente su Twitter dal critico d'arte SASSARI. Da fiore all'occhiello a sfregio d'Italia. Non c'è pace per il Polo bionaturalistico di Piandanna che, dopo un travagliato iter che l'ha portato ad essere ancora incompleto dopo oltre 20 anni dal primo progetto dell'architetto Vanni Maciocco, imboccata finalmente la strada del definitivo taglio del nastro con l'assegnazione dell'ultima tranche di lavori da 19 milioni alla ditta milanese Pessina, finisce di nuovo agli onori delle cronache per un affondo di Vittorio Sgarbi. Il mezzo scelto: l'account twitter da mezzo milione di follower, usando il quale il critico d'arte ferrarese ha iniziato a comporre una sua personalissima galleria degli orrori nazionali chiamata italiasfregiata. Nel mirino sono finiti il palazzo di Giustizia di Savona, il centro storico di Noto, le mura venete di Bergamo, ogni volta con coda di repliche e dose di visibilità per il sornione polemista. In ultimo è toccato al polo di Piandanna, laconicamente twittato con una foto, l'hashtag denuncia e il link al sito della ditta Pessina che annuncia: «A completamento del progetto realizzeremo quello che diverrà uno dei più grandi Orti Botanici d'Europa, nel quale verranno replicati i principali habitat della Sardegna mediante l'uso di serre. La struttura e le sue attrezzature polifunzionali saranno aperte al pubblico, in un'ottica di Orto diffuso, con finalità espositive, didattiche e di ricerca». Niente male per una struttura che nella sua lunga e travagliata storia ha scatenato non poche polemiche. Sia nell'ambiente accademico che in quello politico, con tre rettori che si sono succeduti a tesserne lodi e promettere fondi, e tanti accademici che si sono, spesso a mezza voce, lamentati che quel faraonico progetto da 50 milioni stesse drenando tutte le risorse destinate all'ediliza universitaria. Su una cosa però l'accordo c'è sempre stato: faranoico, costoso, incompiuto, ma non brutto, e men che mai inutile. Perché nei 90 mila metri cubi spalmati su sette edifici uniti a formare una sorta di serpentone di trachite, acciaio e cristallo saranno messe a dimora di seimila specie vegetali, un vero e proprio parco urbano e un museo. Nel corpo principale spazio a studi, uffici e laboratori, nel secondario aule, aule magne, la biblioteca e i servizi amministrativi. L'orto botanico che ne verrà fuori sarà uno dei più grandi d'Europa con replicati gli habitat principali della Sardegna. E con un autentico fiore all'occhiello: un'area archeologica rinvenuta nei terreni dove si sviluppa il Polo universitario, che ha visto affiorare i resti di un antico acquedotto romano, che ha suggerito la creazione di una zona in cui sarà riprodotto un orto romano. Tanti problemi ma nessuno sfregio insomma, con buona pace di Vittorio Sgarbi e delle sue provocazioni.