Un camion che di primo mattino percorre piazza della Signoria, raggiunge la trecentesca Loggia dei Lanzi che accoglie il Perseo di Benvenuto Cellini, e una volta a ridosso del monumento aziona un carrello levatoio con cui gli operai di una ditta specializzata riescono ad affiggere alle colonne due striscioni pubblicitari totalmente abusivi di Chianti Banca. Quasi una beffa, proprio mentre su disposizione del prefetto era in corso l'allerta massima sui "bestioni" diretti in centro dopo l'attentato di Berlino. E uno shock per un luogo simbolo del centro storico di Firenze patrimonio mondiale Unesco. L'episodio risale allo scorso 30 dicembre e nasconde un pasticcio senza precedenti, con grotteschi rimpalli di responsabilità. Non il primo scandalo che riguardi la pubblicità sui monumenti a Firenze: nel 2009 in seguito alle polemiche Esselunga decise di rimuovere dal Ponte Vecchio uno striscione con cibo e forchette dopo l'ira dell'allora sindaco Renzi. In quel caso però le autorizzazioni amministrative c'erano. Stavolta no. E si pongono anche domande relative alla sicurezza tanto più con l'allerta terrorismo: come ha potuto il camion attraversare alle 8.30 piazza Signoria indisturbato, come hanno potuto gli operai piazzare cartelli pubblicitari abusivi con il nome dello sponsor del concerto del 31 senza mostrare un permesso? Sembra una barzelletta questa vicenda finita in una denuncia ai carabinieri firmata dal direttore degli Uffizi Eike Schmidt. Sabato scorso il manager tedesco, sotto la cui responsabilità ricade la Loggia, ha prima tentato di togliere gli stendardi montando su una scala armato di forbici, poi ha chiamato i vigili del fuoco: «Violano il Codice dei beni culturali. Sarebbero servite tre autorizzazioni mai date: Comune, Uffizi e Soprintendenza». Palazzo Vecchio conferma: «Non abbiamo mai autorizzato». Le telecamere di sicurezza della polizia municipale hanno ripreso il camion ma pare che nessuno abbia chiesto i permessi per l'installazione agli operai. «Un camion non dovrebbe poter entrare in centro così», osserva Schmidt. In Comune molti credono che un ruolo di mancato controllo lo abbia avuto il maestro Giuseppe Lanzetta, organizzatore del concerto sponsorizzato da Chianti Banca, che rientrava nel cartellone ufficiale del Capodanno: «È stata una superficialità di chi ha montato», accusa però ieri il maestro. La ditta Baldanzi si giustifica: «I nostri mezzi hanno autorizzazioni annuali del Comune all'accesso in centro per lavori. I permessi e i costi per l'installazione degli striscioni spettavano alla banca, glielo abbiamo scritto nel preventivo». Molto contrariati in Chianti Banca, istituto guidato da Lorenzo Bini Smaghi: «Sponsorizziamo mille eventi l'anno in Toscana, non ci occupiamo mai di permessi, non spettava a noi neanche stavolta. Per di più avevamo ricevuto un rendering da cui si evinceva che gli striscioni sarebbero finiti non sulle colonne ma su supporti esterni». Baldanzi nega: «Anche negli anni passati sempre messo gli striscioni alla colonna». Solo che lo Schmidt di turno non era intervenuto. Ora la banca valuta azioni legali per danno d'immagine. I vigili potrebbero far scattare multe. La figuraccia non si cancella.