Ci risiamo. Un qualsiasi spazio libero, un prato a ridosso delle mura, è per definizione "abbandonato". Anzi, "allo stato selvaggio". Poco importa che in realtà venga regolarmente sfalciato. Meno ancora interessa che sia parte integrante delle mura. Come la fossa all'esterno del baluardo Cornaro, anche il prato interno al San Prosdocimo, per essere salvato dal degrado, "deve" diventare un parcheggio, "a furor di popolo"! Con tutto il rispetto e la comprensione per i problemi dei commercianti della zona (come già per quelli del personale ospedaliero), è necessario guardare prima agli interessi più generali e al futuro della città. Di quel futuro le mura sono, ormai per riconoscimento unanime, elemento centrale, strategico. D'altra parte, il Comune ha da tempo annunciato che realizzerà un ben più ampio parcheggio nell'area dell'ex caserma Prandina. Non c'è ragione di crearne un altro a pochi passi, al prezzo della distruzione delle vestigia di un baluardo, certo non il più bello, ma l'unico, fra quelli del fronte occidentale, che conservi quasi integre le casematte, tre per fianco. Ambienti sotterranei, voltati, che stanno proprio sotto a quel prato che si vorrebbe riempire di macchine... Esistono precisi vincoli urbanistici e di tutela su quell'area e, se non ricordiamo male, la Soprintendenza ha espresso già nel 2008 parere negativo alla ben più modesta richiesta di ricavare 35 posti auto nella porzione più vicina a via San Prosdocimo, lungo la cortina. Non vediamo come potrebbe oggi autorizzare la destinazione a parcheggio dell'intero bastione. Perché quell'area è parte integrante delle mura cinquecentesche, che sono una cosa un po' più complessa del semplice muro. Era un tempo occupata dal terrapieno interno, rimosso ai primi del Novecento per realizzare opere di pubblico interesse (nella fattispecie, case popolari, poi demolite). Mantenerla libera e leggibile è un obbligo, se vogliamo che il Parco delle Mura abbia un senso e valorizzi come un insieme organico e continuo la cinta rinascimentale più estesa esistente al mondo, la prima realizzata intorno a una grande città di pianura. Un atout che Padova potrà giocarsi nel prossimo futuro, se ne avrà la lungimiranza, per collocarsi al centro di un sistema regionale di flussi turistici, recuperando antichi percorsi come la via Pelosa, di origine romana o medievale che essa sia, di cui via San Prosdocimo è il tratto urbano e il baluardo il naturale punto di arrivo. Pronto a divenire importante punto di servizio e informazione, per la visita alle mura e alla città. Intanto, sarebbe bene che le casematte fossero, se non restaurate, messe almeno in sicurezza. Se fossero conosciute e visitabili, alle mura si guarderebbe con occhio diverso (nelle foto, il baluardo Cornaro a San Prosdocimo). Il piano per il recupero delle mura alla vita della città è avviato. Non vanno sprecate energie e risorse, va evitato ogni intervento controproducente rispetto alle prospettive che il piano apre per l'immagine della città, la qualità dell'habitat, il turismo e... il commercio! nComitato Mura di Padovaecologisti contro Cinghiali, no alla legge " ammazzatutto" nSiamo sconcertati dalla lettera indirizzata alle istituzioni del Veneto, con cui l'onorevole Rostellato sponsorizza l'orribile legge Remaschi della Toscana, definendola valida soluzione al presunto problema dei cinghiali, definiti dall'onorevole "specie infestante, dannosa e pericolosa". Invece è opportuno ricordare che la normativa citata da Rostellato crea una filiera di lucro a danno degli ungulati, cacciabili in ogni periodo dell'anno, anche durante la stagione riproduttiva della fauna selvatica, e con ogni mezzo. Persino con quelli vietati dalla normativa nazionale in materia di protezione della fauna e disciplina della caccia, la 15792. La legge Remaschi non ha alcun presupposto scientifico ma è solo un pretesto per regalare la possibilità di divertirsi. Forse, prima di lodare provvedimenti normativi "ammazzatutto", l'onorevole dovrebbe chiedersi se le Regioni e i Parchi abbiano applicato correttamente la legge 15792 e in particolare i metodi ecologici obbligatori, proposti e verificati dall'ISPRA. Metodi che spesso vengono volutamente ignorati proprio per favorire abbattimenti e stermini, i quali, perpetrati da oltre 20 anni, non hanno mai portato ad alcuna soluzione. Contraria ad ogni logica è anche la previsione, contenuta sempre nella Legge Remaschi, di delegare la gestione faunistica al mondo venatorio; vale a dire a quelli stessi soggetti che si sono resi responsabili della reintroduzione dei cinghiali sul nostro territorio e che non hanno interesse a risolvere eventuali situazioni di squilibrio demografico poiché queste rappresentano un pretesto per continuare imbracciare le armi. La caccia al cinghiale, come è ormai noto e scientificamente appurato, ha creato fenomeni quali la destrutturazione delle piramidi di classi di età, favorendo gli esemplari giovani, o la destrutturazione del branco: concetti, evidentemente, sconosciuti all'onorevole Rostellato. Tra l'altro sarebbe interessante conoscere di quali dati scientifici attendibili dispone l'onorevole per sostenere che una legge così recente (non ha neanche 10 mesi) abbia risolto il "problema cinghiali". E' anche ora di smettere di mentire agli agricoltori, i quali vengono indotti a credere che la politica degli spari sia una strategia efficace: dovrebbero essere aiutati e sostenuti all'applicazione dei metodi ecologici, gli unici realmente in grado di prevenire un possibile danno. Chissà per quale motivo si continuano a proporre azioni a sostegno della lobby venatoria e di interessi privati, tra l'altro meramente lucrativi a danno della fauna selvatica, cioè del patrimonio indisponibile dello Stato, invece di garantire la sicurezza dei cittadini e di avere un approccio scientifico alla gestione faunistica. Cittadini che sono costretti a subire la militarizzazione del territorio e finiscono troppo spesso per essere coinvolti loro malgrado in incidenti mortali mentre passeggiano nei boschi o nelle campagne. ENPA, LAC, LAV sulla canonica a luci rosse La stampa informi non infanghi le persone nNon è mia intenzione difendere don Andrea Contin e sono ben consapevole del fatto che trattandosi di un uomo è fallibile e quindi le accuse a lui rivolte potrebbero rivelarsi vere, ma vorrei riportare una riflessione su quanto sta avvenendo. Dal mio punto di vista, la stampa ha concentrato la propria attenzione (e quindi quella del pubblico) su tematiche accessorie rispetto ai reati contestati al sacerdote; per essere più precisa, mi chiedo se parlare delle ipotetiche preferenze sessuali del sacerdote possa servire in qualche modo a fare informazione o se piuttosto non sia l'ennesima situazione in cui si va a solleticare la pruriginosità della gente. Mi viene anche da chiedermi quale sia il risultato di questa scelta e purtroppo non posso che constatare che da un lato i parrocchiani si schiereranno a spada tratta a difesa del prete dall'altro i non praticanti potranno alimentare la propria critica nei confronti della Chiesa; posizioni ambedue legittime ma basate sulla pancia più che sulla testa, sul ragionamento. In un periodo ricco di festività cristiane come quello attuale, si dovrebbe pensare maggiormente a trasmettere valori umani e non scandali spirituali solo per il gusto di far notizia. Infangare un uomo non è mai bello e se c'è un'indagine in corso lasciamo che la giustizia adempia al proprio compito e poi ognuno sarà libero di pensare quello che crede di don Andrea. Per concludere, cara stampa, per il prossimo anno ti auguro di non indurci in tentazione, ma liberaci dalla mala informazione. Federica Selmin una precaria appiedata La bici presa dai vigili tra le porsche in divieto nHo 28 anni e abito in pieno centro a Padova e ho ricevuto un regalo speciale: la bici, che c'era fino all'ora di pranzo e dopo 4 ore non c'era più. Ora, tutti starete pensando allo stereotipo del furfante, e ammetto di averlo pensato anch'io visto che il furto delle mie altre 3 bici è avvenuto di notte. Stavolta però il fattaccio è avvenuto in pieno giorno. Un paio di domande in giro ed ottengo la risposta: retate dei Vigili. Se pensate "è solo una bici, puoi ricomprarla", permettetemi di illustrarvi la mia giornata tipo: lavoro presso tre famiglie 5 pomeriggi a settimana, il sabato e la domenica lavoro in un locale del centro, la mattina svolgo un tirocinio, alla fine del mese in totale raggiungo, quando mi va di lusso, 650 euro, con cui devo pagarmi un affitto, le bollette, la spesa se voglio sopravvivere, lo psichiatra se mi portano via ancora una volta la bici e dai prossimi giorni, grazie al senso del dovere dei Vigili, l'abbonamento dell'autobus. La bici che mi è stata sottratta l'ho pagata in negozio 60 euro (usata), pur di non andare a prenderla dai gentiluomini dei Giardini dell'Arena (grazie ai quali avrei potuto risparmiare fino a 40 euro) e macchiarmi dell'infamia di comprare un oggetto rubato a qualche altro malcapitato. Quindi per me spendere soldi così non è così facile. Certo, l'hanno portata via insieme ad altre perché non erano parcheggiate alla rastrelliera, ma ad una transenna in ferro battuto fissata al cemento, quindi sono una criminale e merito quantomeno una flagellazione con il cilicio. Tuttavia la mia intenzione non è commettere atti di ribellione contro il sistema, bensì legare telaio e ruota ad un qualcosa di resistente affinché nessuno mi porti via il bolide. Già, perché le rastrelliere nuove e veramente utili sono solo vicino al Bo, e in un altro paio di posti, ma sono poche e io, che non ho il posto auto e né tantomeno un garage, lego la bici sempre a un palo o ad una transenna per far desistere eventuali interessati, vista la totale inutilità delle vecchie rastrelliere. È facile ordinare di portare via una bici legata in maniera impropria in un posto dove non arreca fastidio alcuno, ma chissà-come-mai davanti a locali come Baessato ogni giorno le auto vengono parcheggiate in modo ignorante e i Vigili non ci sono mai. E lo so perché abito a 50 m di distanza e da domani, grazie ai paladini della legge, dovrò farmi largo tra una Porsche sul marciapiedi di qua e una Maserati in doppia fila di là per arrivare alla fermata del bus e spostarmi con i mezzi pubblici. Celeste Manfredi per la precisione La rissa s'è svolta all'esterno del bar nIl sig. Marco Nao, titolare de "La sciabola", al fine di tutelare i propri diritti in merito all'articolo del 19122016, riferisce che i fatti si sono svolti diversamente da come narrato: i due ragazzi protagonisti della vicenda non solo non erano avventori del bar e l'aggressione è avvenuta all'esterno dei locali, sotto i portici. Il signor Nao, mosso da dovere civico, ha chiamato le Forze dell'Ordine che, intervenute hanno sedato la lite. Roberta avv. Cerchiaro a proposito di cartografia Parole scritte per non far capire n Il "Mattino" del 2812 riferisce sull' " Arte della Cartografia " in mostra a Treviso e siccome la cosa mi interessa vado a leggere la presentazione che ne fa Lionello Puppi. Comincia con un " è ben noto" che ti fa subito capire che aria tira: se il fatto a te "non è noto" è perché sei ignorante. Cosa possibile anche perché la lunghissima frase di apertura di Puppi , per essere digerita , richiede più letture con rischio di anossia mentre di solito te ne basta e avanza una. Ti viene in mente il Carducci che diceva peste e corna di quelli che per dire una cosa " usano dodici parole quando ne bastano dieci". Puppi esordisce con 75 parole e ancora un "normal minded " lettore di quotidiani come me non ha capito cosa voglia dire . E' che la persona di cultura o che tale si reputa spesso non usa la parola per farsi capire ma per rimarcare le distanze dall'"inscia turba" ( il " popolino "). Riusciremo mai a parlare una lingua che non necessiti di traduzione o interpretazione? Per un giornale la cosa è più grave perché se diventa incomprensibile anche quei pochi affezionati che ancora lo comprano va a finire che ci rinunciano.
Il Mattino di Padova
31 Dicembre 2016
PADOVA - O i parcheggi o il Parco delle Mura, insieme non possono esistere
LU
Luciano Manià Due Carrare
Il Mattino di Padova
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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