Il 6 novembre scorso, Vigili del Fuoco e i Caschi Blu della cultura (la task force voluta dal ministero dei Beni Culturali per le emergenze), a Norcia, hanno tratto in salvo per l'ennesima volta la pala d'altare di Jacopo Siculo, una Incoronazione della Vergine del 1541. Diciamo «per l'ennesima volta» perché questa pala è stata spostata, riallocata, messa in salvo e ri-spostata decine di volte dal 1907 fino a oggi e ha superato terremoti come quello (terribile) del 1979. Ma questo destino errante è comune a molte opere d'arte dell'Umbria, perché il sisma è una costante della zona basti pensare a quando, nel '79, le scosse distrussero il bellissimo Santuario di Maria della Neve di Norcia, costruito tra il 1565 e il 1571 su disegno del Bramante, in pianta ottagonale. Però le scosse che hanno devastato la zona nursina nel 2016 non hanno vinto sull'arte. Sì, grazie al lavoro di Protezione Civile, Corpo Nazionale Vigili del Fuoco e Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, sono state salvate 185 opere (tra sculture, dipinti e arredi) tra Norcia, Cascia e Preti. E adesso, in un progetto voluto dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell'Umbria, insieme con l'Ufficio Beni Culturali dell'Archidiocesi di Spoleto-Norcia, queste opere sono il cuore di una mostra aperta al pubblico fino al 29 ottobre 2017, a Siena, nella Cripta sotto al Duomo e al Complesso Museale di Santa Maria della Scala. Che cosa vedremo? Tanto. Il Crocefisso di Nicola da Ulisse da Siena e quello con i Santi Spes ed Eutizio, olio su tela del Pomarancio, provenienti dall'abbazia di Sant'Eutizio, per esempio; una Madonna in legno policromo dal museo della stessa abbazia; un San Rocco, legno scolpito e dipinto del 1595, recuperato dalla chiesa di San Martino o una Madonna con Bambino (in legno e decorata con un abito finissimo) «salvata» dai crolli della chiesa di Santa Maria al Castello. E ancora: una Madonna del Rosario, olio su tela di Matteo Rosselli del 1641 e un tabernacolo della Madonna della Pietà, in legno modanato e dipinto. L'allestimento prevede un itinerario multimediale e il posto stesso scelto per la mostra, il percorso del Santa Maria della Scala, è simbolico: si tratta infatti del luogo principe dell'accoglienza, dai pellegrini agli infermi, dai bambini abbandonati, i gittatelli , fino agli indigenti, senza cibo né tetto. Insieme con le opere, video e testimonianze racconteranno anche il destino toccato a numerose chiese del territorio. Infatti la Basilica di San Benedetto, la Concattedrale di Santa Maria Argentea e tutte le chiese della città e dintorni sono state distrutte o gravemente danneggiate. E purtroppo non tutta l'arte si è salvata: è sparito un dipinto del '600 dalla chiesa di Nottoria di Norcia, dove il sisma ha provocato numerosi crolli. Si tratta del «Perdono di Assisi» (1631) del pittore francese Jean Lhomme, che lavorò per Papa Urbano VIII. Che cosa ci insegna tutto questo? Che l'arte non è qualcosa di statico, definitivo, «da museo». La pala di Jacopo Siculo ha scansato scosse telluriche e politiche, il dipinto di Lhomme non ce l'ha fatta, ma la Madonna abbigliata come una regina accanto al Bambino che vedete in queste pagine è stata semplicemente fortunata. Almeno a Norcia.