Le vecchie insegne di Santa Maria Novella sono rimaste, ma al posto della banca ora c'è Victoria's Secret, al posto del ristorante un negozio di trucchi ALLA stazione di Firenze Santa Maria Novella puoi entrare in un locale con l'insegna "Cappella cattolica" e uscirne con la busta della spesa. Oppure seguire l'indicazione per la Banca e trovarti tra i completini slim di Victoria's Secret o ancora cercare l'ufficio informazioni e finire tra le borse in vendita. I pendolari ormai quasi non ci fanno più caso, i turisti italiani a volte ne rimangono ancora stupiti. Mentre quelli stranieri che non conoscono la lingua magari potranno arrivare a credere che la grossa scritta a caratteri cubitali "Ristorante" significhi davvero "negozio di trucchi e profumi". E perché invece sotto l'insegna "Sala d'attesa" spicca un bancone pieno di panini e dolciumi mentre in quella di fianco, "Giornali", non c'è nessuna edicola ma una scala mobile che conduce alla galleria commerciale nel piano interrato? Non ci sono errori, né cartelli mal posizionati: lo strano caso delle insegne della stazione di Santa Maria Novella è solo il risultato del tentativo di «salvaguardare un monumento come dice Grandi Stazioni Retail e reinterpretarne gli spazi con successo». Il monumento è la stazione ideata e costruita negli anni '30 dall'architetto Giovanni Michelucci, un capolavoro del Razionalismo italiano. E il tentativo di renderla moderna, invece, dal 2010 ha creato 500 nuovi posti di lavoro, fatto aprire 40 negozi su 10 mila metri quadri di spazi e visto passare 60 milioni di viaggiatori ogni dodici mesi. «La stazione, pur rimanendo tale, è riuscita a trasformarsi in qualcos'altro », spiegano da Gs Retail. Però la trasformazione non ha convinto tutti. L'ultimo caso è proprio il supermercato al binario 1 con l'insegna "Cappella Cattolica". «La stazione è un monumento così potente che non perde il suo valore attacca Giancarlo Paba, presidente della Fondazione Michelucci ma i cambiamenti fatti negli ultimi anni sono molto problematici. Quella del supermercato nella vecchia cappella è una lesione significativa, non capisco come possa essere avvenuta». Il supermercato nella "Cappella", la panineria nella "Sala d'attesa": il caso delle insegne storiche in stazione a Firenze Navigazione per la galleria fotografica1 di 11 Immagine Precedente Immagine Successiva Slideshow {} Condividi La questione è semplice. Nella stazione del Michelucci, protetta dalla Soprintendenza, nessun arredo storico può essere toccato. Così Grandi Stazioni negli scorsi anni ha restaurato tutte le insegne storiche lasciandole nei loro posti originali. Ma ora, cambiati i tempi e le esigenze, dove c'era la banca c'è un negozio di intimo e dove c'era il vecchio self service ci sono le pile di libri della Feltrinelli. «Tutto si può modernizzare spiega il presidente della Fondazione lo stesso Michelucci era capace di anticipare e capire i nuovi bisogni. Ma serve misura ed equilibrio, certe scelte fatte in stazione invece hanno superato il limite delle trasformazioni ammissibili». Nella lista delle critiche anche la manutenzione: «Si pensa solo ai negozi. Ma gli arredi, i pavimenti, le banchine dei binari, le luci sono in pessimo stato dice il presidente così come la scelta delle pietre grigie sul lato della Palazzina Reale è stata sbagliata: stonano con i colori della stazione». La proposta della Fondazione è di aprire un tavolo di confronto in cui gli esperti dell'architettura del Michelucci siano chiamati in causa: «Quello che dovrebbe entrare in testa dice Paba è che ci si trova di fronte a uno dei capolavori dell'architettura mondiale e che quindi bisogna agire prudentemente senza rompere gli equilibri ». Nei prossimi mesi, però, Ferrovie installerà in stazione i varchi ai binari, come a Milano Centrale e Roma Termini per aumentare la sicurezza dei viaggiatori e stroncare definitivamente il problema del facchinaggio abusivo e dei questuanti molesti. «Sono molto preoccupato dice Paba la caratteristica principale dell'opera di Michelucci è che questa è una stazione aperta. E ora vogliono chiuderla».