Gli artigiani senza il diploma dell'Opificio o dell'Iscr di Roma ricorrono al Tar: «Ci hanno escluso dagli elenchi ufficiali. Uffizi e altri musei non chiamano più» La guerra dei restauratori arriva alle carte bollate. Una guerra sotterranea, partita con l'accordo tra Opificio delle pietre dure e Uffizi per la scelta di chi doveva mettere le mani sulle opere d'arte delle Gallerie. Poi, una protesta in Consiglio comunale, con un'audizione in commissione sviluppo economico dei restauratori «ribelli» e un question time in Salone de' Dugento da parte di Cecilia Del Re (Pd). Ora si va dai giudici. Il ricorso al Tar La Cna di Firenze ed altre associazioni hanno presentato un ricorso al Tar contro l'elenco stilato dal ministero dei beni culturali con i professionisti riconosciuti tali solo grazie ai titoli. Un elenco che in realtà serviva per un concorso del ministero, ma che ha creato un «filtro» rispetto alla grande maggioranza dei professionisti del settore: il database infatti si ferma a 858, mentre a livello nazionale si parla di 10 mila restauratori attivi. E gli «esclusi» si sentono tali anche a causa dell'accordo Opificio-Uffizi. La vicenda La vicenda è nazionale, con una ricaduta importante a Firenze, polo di eccellenza del restauro. E rappresenta il classico gatto che si morde la coda. Fino al 2004 la qualifica di restauratore praticamente non esisteva come titolo «ufficiale». Certo, c'erano molti istituti riconosciuti, scuole storiche e prestigiose come l'Opificio delle pietre dure di Firenze (già diventata scuola di alta formazione nel '97). Si trattava di parificare, dare garanzie a chi magari aveva titoli diversi o come succede per esempio nelle botteghe artigiane era diventato restauratore «sul campo», con anni di esperienza e di opere d'arte riportate alla vita, anche per musei statali. Ma tutto è farraginoso. Nel 2010 salta il primo bando per la «qualificazione». Il secondo nel 2015 prevede, per l'ammissione, criteri per titoli (come il diploma dell'Opificio) e esperienza professionale. Dopo una proroga, il 21 luglio del 2016, viene stilato un elenco provvisorio, ma composto solo da chi ha titoli, praticamente solo chi arriva da Opificio e Istituto centrale del restauro (Iscr). Purtroppo, una situazione di incertezza normativa, diventa una sorta di muro per chi non c'è. È quello che denuncia Cna Firenze: molti musei statali chiamano dal 2016 solo i restauratori dell'elenco. In commissione Cna si scagliò anche il caso dell'accordo Opificio-Uffizi: guarda solo ai diplomati alle scuole riconosciute dal ministero, sostenne Cna. Il prossimo G7 «Vogliamo difendere solo gli interessi dei nostri associati: quando non veniamo ascoltati si passa alle maniere forti» spiega Andrea Calistri, presidente Cna Firenze. Poi apre al dialogo: «Stiamo lavorando sul G7 della cultura, speriamo che quello dei restauratori sia uno dei temi da mettere sul piatto». La replica degli Uffizi Agli Uffizi c'è una parziale conferma del problema. «Temporaneamente, ci avvalliamo dall'elenco delle Opificio (diverso da quello ministeriale ndr). Poi faremo una nostra lista. Ci auguriamo che Roma risolva questo problema spiega Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi Noi però mettiamo tutto a bando, invece di andare a trattativa privata, per avere trasparenza e dare possibilità a tutti di lavorare». Ma non tutti i restauratori protestano. L'Associazione restauratori italiani «Non è assolutamente vero che i restauratori fuori dagli elenchi non possono essere chiamati per restauri pubblici: restano le norme transitorie e, fino a che uscirà il bando con l'elenco definitivo, sono a norma tutti coloro che posseggono i requisiti secondo l'articolo 182 del Codice dei beni culturali: come ce l'avevano un anno fa o 10 anni» attacca Laura Lucioli dell'Associazione restauratori italiani. Lo conferma Marco Ciatti, direttore dell'Opificio: «Nel nostro elenco ci sono anche restauratori non presenti nell'elenco ministeriale». Non la pensa così Andrea Gironi, l'avvocato del ricorso al Tar di Cna: «Ci risulta già che altri enti abbiano in bandi di gara messo come condizione l'appartenenza a quell'elenco». Perché se c'è un elenco già «vidimato», ufficiale, è ovvio che enti pubblici preferiscano quello. Ed è quello che denunciano i restauratori «esclusi».
FIRENZE-È scoppiata la guerra del restauro
Riassunto in 200 parole:
Un gruppo di restauratori senza diploma dell'Opificio o dell'Iscr di Roma ha ricorso al Tar contro l'elenco stilato dal ministero dei beni culturali, che riconosce solo i professionisti con titoli ufficiali. L'elenco, che include solo 858 professionisti, è stato creato per un concorso del ministero, ma ha creato un filtro rispetto alla grande maggioranza dei restauratori attivi in Italia, che sono circa 10 mila. I restauratori esclusi si sentono tali anche a causa dell'accordo tra Opificio e Uffizi, che ha selezionato solo i diplomati alle scuole riconosciute dal ministero.
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