I turisti in coda entrano con gli zaini in spalla ma nessuno ci guarda dentro IL RAGAZZO alto e biondo sfoglia l'Herald Tribune svogliato sotto il sole, ormai manca solo qualche metro all'ingresso della galleria, ce l'ha quasi fatta, tra pochi minuti vedrà il David di Michelangelo, è qui per questo, come tutti gli altri in fila dietro di lui, il solito serpentone di pazienti turisti in coda lungo via Ricasoli che gira l'angolo di via degli Alfani e arriva fin quasi all'incrocio con via de' Servi. Quattromila persone sono la media quotidiana. Ogni giorno dell'anno, ogni ora del giorno ma oggi non è un giorno qualunque, anche se l'edizione del Tribune non ha fatto in tempo a battere la notizia dei novanta morti di Sharm e qui la gente è tranquilla, i bambini escono dalla fila per giocare a palla e usano gli zaini dei genitori come sgabelli per riposarsi, perché nessuno in questo momento pensa che uno zaino potrebbe nascondere una bomba innescata: 0 che la stessa Accademia si potrebbe trasformare una trappola per topi. Chi sa, invece, non sta per niente tranquillo. «Noi siamo inchiodati qua tutto il giorno», dice la venditrice di souvenir del banchetto di fronte all'ingresso, «e cominciamo ad avere paura. Anche perché i turisti che hanno zaini e borse troppo grandi vengono bloccati dai custodi e allora ci chiedono di parcheggiarli qui fino alla fine della visita. Qualche volta diciamo sì e qualche volta no, credo che da ora in poi ci guarderemo dentro prima di accettare. I controlli però si vedono, la Guardia di finanza passa in continuazione per far sgombrare gli ambulanti». In effetti non ce n'è più traccia, tappetini di orologi, borse, ed, suonatori e madonnari che avevano eletto via Ricasoli a residenza fissa sono scomparsi, a nessuno è più consentito di stazionare tenendosi accanto i valigioni con la mercé. Dentro l'Accademia, però, entra di tutto. «Non abbiamo spazio per ospitare un guardaroba in grado di contenere quattrocento zaini», spiega un'addetta alla sicurezza del museo, «ma stiamo aspettando che installino il metal detector, ormai è questione di giorni». Nell'attesa nessuno viene perquisito, si entra senza incontrare ostacoli, il rischio attentati non ha cambiato le abitudini. Le guide turistiche intuiscono meglio di chiunque altro i luoghi del pericolo: «Mi preoccupa in particolare piazza del Duomo», confessa l'accompagnatrice di un gruppo di americani, «da quando all'ingresso della Cupola aprono gli zaini, invece di venti minuti si sta in coda anche più di un'ora, c'è troppa gente concentrata in quello spazio, per un kamikaze potrebbe rappresentare un facile bersaglio». Agli Uffizi e a Palazzo Vecchio invece il metal detector è in funzione da tempo, anche se il problema delle file non è stato risolto neppure in piazza della Signoria. Difendersi dai suicidi che si fanno esplodere è difficile se non impossibile. Altre città d'arte in Toscana considerate possibili obiettivi nel mirino dei terroristi, mettono in campo barriere fisiche più o meno robuste. Pisa, per esempi o, ha circondato piazza dei Miracoli con delle cancellate di metallo alte un paio di metri, due in via Roma e via Cardinal Maffi e un'altra alla Porta sulle mura di piazza Manin, quella che lambisce l'ospedale Santa Chiara. «Era stata ipotizzata anche un quarto sbarramento in via Santa Maria, forse il punto più panoramico sulla piazza», racconta il sindaco Paolo Fontanelli, «ma sia la Sovrintendenza che il Comune hanno ritenuto antiestetico l'intervento». E così la cancellata è stata sostituita da balaustre di ferro che impediscono l'accesso a tutto il traffico privato (solo i mezzi di soccorso possono circolare in caso di necessità) e lasciano passare solo pedoni e biciclette. «I cancelli sono sempre aperti», mette in chiaro Fontanelli. «Solo in situazione di allarme motivato sarebbero chiusi per permettere alla polizia di controllare gli ingressi. Da quando è avvenuta la strage dei Georgofili la piazza è monitorata da un capillare sistema di telecamere, anche se qualche giorno fa un cronista del Tirreno con un inganno è riuscito a portare uno zai-netto in cima alla Torre, sfuggendo ai controlli, una svista che certo non si deve ripetere. Comunque a Pisa continueremo e intensificheremo i rapporti con le comunità degli immigrati per portare avanti gli interessi che ci uniscono, con la ferma convinzione che il terrorismo è il nemico comune».
FIRENZE: All'Accademia niente controlli "Non abbiamo il guardaroba"
In coda all'Accademia di Firenze, i turisti aspettano di entrare, ma nessuno controlla gli zaini. La Guardia di finanza passa per far sgombrare gli ambulanti, ma i controlli non sono rigorosi. Dentro il museo, però, è stato installato un metal detector, ma non è ancora in funzione. Le guide turistiche sono preoccupate per la sicurezza, in particolare in piazza del Duomo, dove le file sono lunghe e la gente è concentrata. Altre città d'arte in Toscana, come Pisa, hanno installato barriere fisiche per prevenire gli attentati. A Pisa, la cancellata di metallo è stata sostituita da balaustre di ferro per permettere il passaggio pedonale.
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