LUCCA «Potrebbe essere una delle attrazioni turistiche della città e invece da anni è ridotto in condizioni vergognose e rischia la totale distruzione per incuria e trascuratezza. Eppure, quel poco che ne rimane testimonia la presenza di quello che un tempo doveva essere un magnifico affresco. Un capolavoro dell'arte del passato che, a giudicare dalle poche tracce ancora visibili, presumibilmente fu realizzato dalle mani sapienti di un artista di valore. E oggi sembra purtroppo candidato a scomparire del tutto, lasciando solo una triste impronta, laddove un giorno risaltava una straordinaria opera d'arte». È l'amaro sfogo di un nostro lettore, il signor Giampiero Sevieri, che si lamenta per lo stato di un affresco che si trova in via dell'Arcivescovado (sul muro esterno dell'Agorà) e che raffigura la crocifissione. Il signor Sevieri, lucchese doc e grande appassionato di cultura artistica (in particolar modo di quella presente nella sua amata Lucca) non si sbaglia sul valore dell'opera in questione. La tempera murale (questa la tecnica usata) infatti, fu realizzata esattamente un secolo fa, nel 1917. A dipingerla il pittore Pietro Biagetti, originario di Matraia, che è anche autore di affreschi nelle stanze del convento dei cappuccini a Monte San Quirico e che ha pure realizzato opere su tela. Ma torniamo alle giuste rimostranze di Sevieri: «Dopo una vita di lavoro - dice - posso finalmente godermi la famiglia e i nipoti e dedicarmi allo sport all'aria aperta che finora praticavo soltanto nei ritagli di tempo. Ma anche fare lunghe passeggiate sulle Mura e per le vie e i vicoletti del centro storico, talvolta dai numi suggestivi, dove, alzando lo sguardo, riesco sempre a scoprire cose nuove che spesso mi sorprendono positivamente o in senso negativo. Proprio durante una di queste passeggiate, prosegue, ho fatto questa amara scoperta che mi ha fatto soffrire. Come appassionato d'arte, ma anche come cattolico, perché localizzata, in via dell'Arcivescovato, a pochi passi dalla Curia e quindi meta quotidiana di religiosi e fedeli». E' stupito il signor Sevieri che nessuno finora si sia mosso per recuperare il piccolo altare e l'immagine sacra sbiadita dal tempo e si chiede come sia possibile che a chi di dovere sia sfuggito «un simile scempio». «Non so se la proprietà è del Comune, della Chiesa o di chi altro - aggiunge - ma mi sorprende che i tanti religiosi che ogni giorno vi passano davanti, così come persone di cultura ed esperti d'arte, finora non abbiano denunciato tanta disattenzione e incuria nei confronti di un'opera che, a mio avviso, meriterebbe grande attenzione e maggiore rispetto. Mi appello pertanto anche alla Sovrintendenza, conclude il signor Sevieri, affinché intervenga in merito, mentre spero che qualche istituzione sensibile, o anche qualche privato cittadino, si faccia avanti e prenda a cuore la questione, consentendo così di restituire alla città un gioiello dell'arte del passato che non può e non deve scomparire nel nulla». Un appello doveroso, che speriamo abbia miglior fortuna di quello lanciato oltre cinque anni fa, che chiedeva un intervento di restauro e manutenzione. Da allora niente è stato fatto e, ovviamente, il tempo e le intemperie non hanno fatto altro che aggravare la situazione. Forse quella lanciata dal signor Sevieri è davvero l'ultima chiamata per la crocifissione di via dell'Arcivescovado