Non ancora notificate alla società le dimissioni di Boldoni, salta il Cda di oggi Salta il cda della Scabec previsto per oggi, ma il consiglio si dovrà riunire entro fine anno per procedure amministrative. E mentre le dimissioni della presidente Boldoni non sono state ancora notificate, si delineano tre scenari possibili per il futuro della Scabec, che dovrebbe diventare un hub delle Fondazioni culturali. Il primo scenario è con Maffettone a capo. Oddati presidente pro tempore è la seconda ipotesi. Terza: un tecnico di prestigio. Sono ventinove le Fondazioni culturali in Campania, cresciute a dismisura dall'epoca bassoliniana ad oggi. Se la trasformazione della Scabec agenzia regionale di servizi per la cultura si compirà, potrebbero presto rientrare tutte o quasi dentro un unico contenitore, un hub con funzioni di coordinamento, a formare un distretto culturale e turistico per l'intera Campania. Questo lo scenario prossimo venturo, ma nell'immediato salta il cda della Scabec, che si doveva tenere oggi pomeriggio. «Se sarà convocato oggi», dichiara Nicola Oddati, consigliere anziano, «si potrà tenere domani o al massimo dopodomani». Questo perché entro fine anno è necessario espletare alcune procedure, per esempio prorogare i servizi in corso per diverse strutture regionali, come il museo Madre, in attesa che si svolgano le nuove gare d'appalto. Il dubbio su quest'ultimo cda del 2016 è che dovrebbe essere convocato dal presidente, ma è improbabile che lo faccia la dimissionaria Patrizia Boldoni. La sua lettera di rinuncia è già sul tavolo del presidente De Luca ma non è stata ancora notificata alla Scabec. Anche questo potrebbe avvenire oggi. In sua mancanza può essere proprio il consigliere anziano a convocare il cda. E se ci fosse invece un nuovo presidente? Difficile che si sia già individuato un nome, nel frattempo Oddati potrebbe svolgere le funzioni di presidenza pro tempore . E questa è la prima possibilità per il futuro della società, almeno fino a quando non saranno ratificate la svolta e la nuova mission . Altra ipotesi è che a capo della Scabec sia nominato Sebastiano Maffettone (magari non immediatamente). Il consigliere di De Luca per la cultura del resto proponeva nel suo progetto Cultura 2020 proprio un modello unico territoriale, diviso per distretti. Qualcosa di abbastanza vicino all'ipotetico hub Scabec che tutto dovrebbe contenere. Terzo scenario per la guida della megasocietà: l'intervento di un nome prestigioso attinto dall'esterno della Regione Campania. In pratica, un tecnico e non un politico che potrebbe essere chiamato subito o dopo la riorganizzazione. Secondo Antonio Bottiglieri, consigliere di amministrazione della Fondazione Campania dei Festival, «il processo sarà ancora lungo. Se ci lavoriamo nel 2017 ci potremmo arrivare nel 2018, anche perché ci sono le questioni dei finanziamenti. Non è semplice prendere i fondi da una Fondazione per farli confluire in questa nuova Scabec. Chi li rendiconta?». Ma non c'è il pericolo di un eccessivo accentramento? «No, non sparisce l'autonomia dei singoli. Ma si fa economia: se i cda non costano, i revisori dei conti sì. Se si unificassero si spenderebbe di meno». Anche Nicola Oddati è «favorevole a un contenitore unico. Sarebbe un vero risparmio e offrirebbe uno strumento efficace di coordinamento». In ogni caso, per la Scabec andrà trovata una soluzione. Almeno per non sprecare i 490 mila euro spesi lo scorso giugno per recuperare le quote dei privati e trasformarla in una società in house . A loro volta i soci usciti dal cda avevano speso in precedenza per partecipare alla società più di 600 mila euro, quindi la Regione non ha perso nulla, semmai ha restituito, e non tutto. Ma se la Scabec diventa una scatola vuota allora sarebbero soldi spesi invano. È il momento, a quanto pare, di fare delle scelte. A De Luca l'idea di realizzare un grande polo culturale piace. E i suoi uffici sono al lavoro per delinearne i confini e la governance . Ma molti dei diretti interessati non sanno ancora nulla. È il caso di Luigi Grispello, presidente del Teatro Festival, o dei vertici del Madre. Se andranno a far parte di una sorta di «Invitalia» campana è ancora da scoprire.