VERONA. Il governo italiano ha pagato un «riscatto» da un milione di euro all'Ucraina, sotto forma di aiuti umanitari, per ottenere il ritorno a Verona dei quadri rubati al museo di Castelvecchio? Nell'anno della post-verità - ovvero del «plausibile» che diventa «reale» - il caso sollevato dai «putiniani» di casa nostra merita attento scrutinio. L'ambasciata ucraina però smentisce seccamente. E lo stesso fa il sindaco di Verona Flavio Tosi. Ma intanto il caso è scoppiato. VERONA. Il governo italiano ha davvero pagato un «riscatto» da un milione di euro all'Ucraina, sotto forma di aiuti umanitari, per ottenere il ritorno a Verona dei quadri rubati al museo di Castelvecchio? Nell'anno della post-verità - ovvero del «plausibile» che diventa «reale» - il caso sollevato dai «putiniani» di casa nostra merita attento scrutinio. Partiamo dai fatti. Per mesi il presidente ucraino Petro Poroshenko ha ribadito di essere disposto a riconsegnare le 17 opere rubate dal museo di Castelvecchio il 19 novembre 2015 e ritrovate in Ucraina il 6 maggio scorso solo nelle mani dell'allora presidente del consiglio Matteo Renzi. Dopo la dimissioni di Renzi in seguito alla sconfitta del referendum del 4 dicembre, cambiano i termini di consegna. E così, nel pomeriggio del 21 dicembre un volo di Stato di ritorno da Kiev, con a bordo tra gli altri il sindaco Flavio Tosi e il ministro della Cultura Dario Franceschini (nella foto in alto) , riporta a Verona le opere. Il giorno prima, 20 dicembre, il ministero degli Esteri oggi guidato da Angelino Alfano, diffonde un breve comunicato stampa in cui informa che l'Italia ha deciso di stanziare un «contributo di emergenza» da un milione di euro «per attenuare l'impatto umanitario del conflitto in corso nelle Regioni orientali dell'Ucraina». I soldi non vanno direttamente al governo ucraino, ma divisi tra il Programma Alimentare Mondiale (700mila euro) e l'Unicef (300mila euro). A insinuare per primo il dubbio di una contropartita per la consegna delle tele è Stefano Valdegamberi: «Vergognoso il pagamento di 1.000.000 di euro prima della partenza dei quadri di Castevecchio verso Verona», tuona il consigliere regionale della Lista Zaia che promosse la mozione di condanna alle sanzioni contro la Russia e di riconoscimento dell'«autodeterminazione» della Crimea e che, proprio per la sua successiva «missione» in Crimea è finito in una «lista nera» pubblicata da un sito web di nemici dell'Ucraina. Se per Valdegamberi, quindi, il ministero degli Esteri «regala soldi a un dittatore» che fa iscrivere su un «sito della morte» i suoi oppositori politici, il suo collega della lista Zaia Luciano Sandonà promette una interrogazione parlamentare della Lega Nord a riguardo. In una nota dell'associazione Veneto-Russia di cui è presidente, Sandonà e il suo vice Palmarino Zoccatelli (che ha recentemente guidato una «missione di imprenditori» nel Donbass in cui figurava il noto esponente indipendentista veneto Lucio Chiavegato) affermano che la vicenda ha sempre avuto «contorni torbidi e poco chiari»; se quindi «fosse confermato la ricompensa a fronte della restituzione, sarebbe gravissimo e motivo di vergogna per il nostro governo e per la nostra politica estera». All'ambasciata ucraina di Roma smentiscono categoricamente che la restituzione dei quadri e gli aiuti umanitari siano collegati. «Ringraziamo il governo italiano per questo contributo - spiegano dall'ufficio stampa dell'ambasciata - che tuttavia è stato stanziato per organizzazioni internazionali. L'Italia è un donatore della prima ora ai progetti che assistono i nostri sfollati interni, circa 1,5 milioni. La data dello stanziamento è solo una coincidenza temporale». Per il sindaco Flavio Tosi, che si è speso molto per il ritorno dei quadri (fino a concedere una discussa «cittadinanza onoraria» a Poroshenko) il legame con la beneficienza all'Ucraina è una «cavolata» (ma lui usa un temine più colorito...) indegna di essere commentata. La deputata veronese del Pd Alessia Rotta ieri ha chiesto chiarimenti a riguardo a dirigenti della Farnesina, sentendosi rispondere che si tratta di aiuti in risposta a un appello umanitario, stanziati a fine anno perché è il momento in cui si fanno i consuntivi e si valutano le risorse a disposizione. «Strumentalizzare questa crisi per i propri fini propagandistici non è serio - sostiene Rotta - I quadri sono tornati e non è stato pagato alcun riscatto». Il 23 dicembre, a nome di papa Francesco, anche il Vaticano ha stanziato soldi per l'Ucraina: ben sei milioni. E non risulta che ci siano altri quadri «in ostaggio» a Kiev.
Castelvecchio, un milione all'Ucraina. E scoppia il caso
Il governo italiano ha pagato un riscatto di un milione di euro all'Ucraina per ottenere il ritorno dei quadri rubati al museo di Castelvecchio a Verona. Il riscatto è stato pagato sotto forma di aiuti umanitari, che sono stati stanziati per attenuare l'impatto umanitario del conflitto in corso nelle Regioni orientali dell'Ucraina. L'ambasciata ucraina ha smentito categoricamente che la restituzione dei quadri e gli aiuti umanitari siano collegati. Il sindaco di Verona Flavio Tosi ha affermato che il legame con la beneficienza all'Ucraina è una cavolata indegna di essere commentata.
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