Le considerazioni emerse dalle recenti esternazioni dell'amico regista Gennaro Nunziante sul Corriere del Mezzogiorno mi spingono ad alcune riflessioni. Dico subito che condivido la sua opinione circa l'utilizzo della Cultura come mezzo di facile consenso da parte della politica. Concordo un po' meno sulla contrapposizione della Cultura "popolare" e della Cultura "d'elite". Nunziante suggerisce a chi ha responsabilità istituzionali di predisporre una sorta di "tessera della Cultura" per garantire a tutti l'accesso ai musei e a tutti i luoghi in cui si organizzano eventi e manifestazioni culturali: quindi uno strumento che si colloca sul lato della domanda. Proposta assolutamente condivisibile ma che, senza interventi sul lato dell'offerta, rischia di diventare, appunto, un semplice strumento di propaganda politica. Ritengo, quindi, che oggi il problema primario da affrontare e risolvere sia quello di una produzione culturale, pubblica e privata, che si caratterizzi per qualità e spirito libero. Le politiche culturali da sempre devono orientarsi verso una domanda esterna e non solo locale, perché la prima sicuramente comprende la seconda, mentre non sempre accade il contrario. È su questo piano che si aiuta quel localismo virtuoso, talentuoso e non assistito, in cui certamente si annoverano il nostro regista Nunziante ed il bravo Luca Medici, in arte Checco Zalone, che tanto bene ha diretto nei suoi film di successo, ma anche tanti altri talenti che la nostra città e la nostra Terra hanno prodotto in questi anni. E allora, cosa deve fare il Pubblico in questo campo? Quali sono le priorità? Credo che bisogna partire dal tema del patrimonioidentità di una comunità e del suo territorio: oggi la competitività parte dai territori. Il punto è, quindi, strutturare la rappresentazione e la fruizione dei loro patrimoni artistici, storici, antropologici. Questo si ottiene principalmente dalle "Industrie Culturali", dove gli eventi sono quasi sempre il risultato di una ricerca e di una filologia tra esse. In questo contesto, il teatro Petruzzelli, ad esempio, deve continuare a preservare la sua storia e la sua tradizione. L'opera lirica, sinfonica, la danza non può essere solo Cultura per le "elite", ma deve costituire il fondamento della formazione culturale di ciascun cittadino: va preservata certamente nei suoi luoghi di elezione ma, al tempo stesso, rinnovata nella sua rappresentazione, magari mettendo in comunicazione i linguaggi e le vocazioni delle altre istituzioni culturali cittadine, quindi teatro, spettacolo dal vivo, arti visive e performative. Ma allora come si completa quell'inclusione sociale che giustamente sta a cuore dell'amico Nunziante che, come è noto, è sensibile al tema? Attivando utili e qualificati interventi nel campo delle politiche rigenerative del tessuto urbano. Produzione culturale e rigenerazione urbana sono due facce della stessa medaglia, sono la base sulla quale costruire una visione alta e moderna di una Città che fa del suo patrimonio la sua ricchezza. Quel di cui c'è bisogno è una sana cultura della conservazione che deve proiettarsi, con l'innovazione, ad attrezzare spazi urbani densi di tradizione ma anche di futuro, in cui gli individui consumano Cultura e scambiano sentimenti, passioni, emozioni. Utopia? No, progettualità e visione.