La Comunità vendette l'area al genio militare austriaco, ma fissò 5 condizioni: se ne occuperà la Sovrintendenza? MANTOVA. C'è il masterplan di Stefano Boeri, ci sono 18 milioni in arrivo (non ancora incassati). Tutto fatto per l'antico cimitero ebraico? Diventerà la "Piazza della Terra"? Questi sono i progetti del Comune, ma dal passato spuntano due documenti che, impugnati in Sovrintendenza, potrebbero avere un peso notevole. Vediamo un po'. Il primo documento è del 1852, ed è conservato nell'archivio notarile di Mantova. E' l'atto, firmato dal notaio Quintavalle, con cui la Comunità ebraica vendette (fu costretta a vendere) l'area al Genio militare austriaco. Ebbene, allegato al contratto vero e proprio ci sono cinque condizioni di vendita. leggi anche: 01AWEB Il futuro del cimitero ebraico: «Vorrei un parco della memoria» Parla il presidente della Comunità mantovana, Emanuele Colorni: "Sia un luogo aperto a tutti. L'idea è quella di utilizzare lo schema grafico delle Sefirot, ovvero i dieci strumenti di Dio" La prima: «Il terreno sarà conservato a prato, escluso perciò qualunque pascolo o coltivazione». Già questo pone importanti interrogativi sulle costruzioni realizzate successivamente. La seconda, semplificata: «Qualora muovendo la terra si trovassero ossa umane, bisognerebbe informare la Comunità». A proposito: pochi giorni fa il Comune ha inviato le ruspe per pulire l'area. Quanta terra è stata smossa? La terza condizione: «Resterà facoltativo, per gli ebrei, per una volta tanto all'anno, recarsi sull'ex cimitero per pregare». La quarta, anche questa parafrasata: «Qualora fosse impossibile seppellire un corpo altrove, allora la Comunità potrebbe utilizzare un angolo dell'area». La quinta: «Le lapidi saranno conservate dove si trovano». In conclusione, la Comunità ebraica cedette l'area, ma ottenne che la stessa fosse ancora considerata, di fatto, un cimitero. Ecco allora che vanno giudicate abusive le costruzioni fatte innalzare dai nazisti per il campo di concentramento, oggi parte integrante dei progetti del Comune. Non dovrebbe essere abusiva, invece, la polveriera austriaca in quanto realizzata su un terreno ceduto dalla Comunità senza condizioni particolari nel 1738 circa. Non è tutto. C'è un altro atto ufficiale che potrebbe mettere in discussione i piani del Comune. Bisogna fare un passo in avanti nel tempo e arrivare al 1923, quando il Demanio italiano tentò di vendere l'area del cimitero all'asta. Al tempo la Comunità ebraica non aveva certo un forte potere di influire sulle decisioni dello Stato: al potere c'era Mussolini. Eppure, la Comunità inviò al Demanio un atto di diffida alla vendita: evidentemente i vincoli stabiliti nella metà del secolo precedente erano ritenuti ancora pienamente in vigore. Cosa direbbe la Sovrintendenza, oggi, se interpellata? Considererebbe l'area ancora vincolata da questi antichi contratti (cui i nazisti contravvennero costruendo i loro capannoni), oppure riterrebbe i vincoli ampiamente superati? La sensazione è che su questo punto interrogativo ragioneranno sia la Comunità ebraica mantovana, che peraltro ha rilanciato con l'idea del parco della memoria, sia l'Unione italiana delle comunità, sia il Comitato europeo per la protezione dei cimiteri ebraici. Comitato che ha gli occhi puntati su Mantova da qualche settimana.