SCAFATI. L'Agro nocerino è ricco di edifici storici dismessi, dimenticati, poco valorizzati, che però ne sostengono lo scheletro identitario oltre che rappresentare un'opportunità in termini di immagine e lavoro. Sebbene alcuni di essi passino sotto il controllo delle sovrintendenze, spesso si fatica all'individuazione di una loro precisa collocazione operativa e il tempo corre inesorabile, con il rischio di avere perdite sia sul piano culturale che economico. L'Ex Real Polverificio Borbonico, ricadente nel comune di Scafati per il plesso amministrativo e su quello di Pompei per il Parco, è un illustre esempio di una lunga lista. Edificio con alle spalle una storia ultracentenaria - avendo attraversato prima il Regno Borbonico e poi l'Unità d'Italia - oggi è caduto quasi completamente nel dimenticatoio del turismo locale e nazionale. Tetti pericolanti, ladri che in notturna ne fanno scempio, poche manifestazioni a ravvivare quello che doveva essere un Polo culturale della regione Campania. La storia del Polverificio inizia da lontano e ingloba vicende lavorative, belliche, economiche, artistiche di intere comunità del territorio. Anticamente, l'attività di produzione di polvere esplosiva si trovava a Napoli, nella zona di Porta Nolana. Dopo la rivoluzione di Masaniello, si sentì l'esigenza di dislocarlo a Torre Annunziata. Qui venne costruita una nuova polveriera, ma con esiti disastrosi. Diverse esplosioni mortali indussero la gente del posto a ribellarsi. Così nel 1851, si pensò di trovargli un'altra collocazione. L'incarico di individuare un luogo idoneo cadde sul colonnello Alessandro Nunziante. Fu scelto il sito tra il fiume Sarno e il canale Bottaro, un canale artificiale che partiva dal centro di Scafati e portava acqua ai mulini omonimi. Nunziante si servì dell'architetto Luigi Manzella per costruire l'edificio e del chimico Filippo de Grandis. La costruzione ebbe inizio nel 1851 e fu terminata nel 1854. Lo stesso Ferdinando II, quando visitò gli stabilimenti, ne rimase contento e abolì la costruzione di un secondo polverificio nella zona Zappella tra Pompei e Boscoreale. All'iniziò venivano prodotti 5 quintali di polvere al giorno per cannoni: una miscela di salnitro (75 per cento), carbone (15 per cento) e zolfo (20 per cento). Per la produzione del carbone, venivano usati pali di 10 centimetri di diametro per due metri: affumicati e triturati, venivano ridotti a carbone e fatti passare per il reparto di miscelazione. Il Polverificio era stato progettato per ovviare ad eventuali problemi di incendi - sotto le officine, c'era una riserva d'acqua - ed esplosioni, con la realizzazione di accumuli di terra di circa 15 metri di altezza per attutire l'onda d'urto. La realizzazione dello stabile consentì anche la rettifica del fiume Sarno, che anticamente scorreva sotto l'edificio. Il lavoro permise la navigabilità dell'asta fluviale fino a Rovignano. Il nuovo corso idrico venne inaugurato nel 1858 alla presenza di Ferdinando: a testimoniarne la magnificenza, un dipinto dell'artista Giovanni Serritelli, che tra l'altro è presente nel volume pubblicato dallo storico Angelo Pesce (Il Polverificio borbonico di Scafati e la rettifica del basso corso del Sarno, Scafati, 1996). Il perfetto sistema idraulico incise sul territorio circostante, per cui fu necessario realizzare ponti sia per le nuove strade che per quelle preesistenti, come la Torre Annunziata-Castellammare. Il 1894 è l'anno della prima dismissione, con il polverificio trasformato in Regio Istituto Sperimentale per i Tabacchi. Rimesso a nuovo, divenne un centro di importanza mondiale per lo studio genetico del tabacco. Poi una serie di passaggi storici: il terremoto del 1980, la chiusura dell'Istituto, il degrado, la conversione in Cra (centro di ricerca alternativa), l'ennesima dismissione. Al 2010, risale l'intervento di recupero della Soprintendenza Bap di Salerno e Avellino sull'edificio amministrativo residenziale, la chiesa di S.Barbara e l'edificio del laboratorio delle polveri, date in gestione al comune di Scafati. Un nuovo inizio vide l'organizzazione di mostre, concerti di musica classica, sfilate di moda, saggi di danza. È di quest'anno, invece, l'accordo tra il direttore della soprintendenza degli scavi archeologici di Pompei, Massimo Osanna, e il responsabile dei servizi territoriali per le province di Avellino e Salerno, Pierpaolo Russo, grazie al quale il Parco del Polverificio è stato consegnato alla soprintendenza di Pompei. Il Palazzo Comando, invece, man mano è caduto ancora una volta nel dimenticatoio. Poche le manifestazioni, poca valorizzazione, molti scafatesi neanche lo conoscono. Negli ultimi mesi, i ladri hanno trafugato i monitor interni, le telecamere, registratori, centraline, il distributore delle bevande. Nel cortile interno dell'edificio amministrativo, l'antico basolato è stato divelto durante la ristrutturazione. Le tegole del tetto sono a rischio caduta. Nel complesso, tra Scafati e Pompei, un'area di circa 15 ettari, quasi inutilizzata. Restano le eco degli operai, delle grandi manifestazioni, delle esplosioni, resta il profumo di storia che vide questa parte di territorio al centro delle vicende politiche ed economiche di una regione.
CAMPANIA - L'ex Polverificio di Scafati nel degrado
Il Polverificio Borbonico di Scafati è un edificio storico che ha una lunga storia che risale al 1851, quando fu costruito per produrre polvere esplosiva per cannoni. L'edificio è stato progettato per ovviare ad eventuali problemi di incendi e esplosioni, con la realizzazione di accumuli di terra e un sistema idraulico perfetto. Nel corso degli anni, il Polverificio è stato trasformato in diversi istituti, tra cui il Regio Istituto Sperimentale per i Tabacchi e il centro di ricerca alternativa Cra. Nel 2010, il comune di Scafati ha preso in gestione l'edificio amministrativo, la chiesa di S.Barbara e il laboratorio delle polveri.
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